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Coolture

Her, ma quanto e’ hipster?!

Di Marcello Rubini – Her è il film più hipster che io abbia mai visto. Lo si capisce da subito perché l’estetica delle immagini è curata nei minimi dettagli. Si parte da una fotografia ineccepibile, che è uno dei veri punti di forza del film, fino alla alla massima accuratezza dei colori e della forma dei vestiti e dell’abbigliamento dei personaggi. Camicie con il collo alla orientale dai colori caldi e vivi, il baffetto ben curato, e gli occhiali dalla montatura…appunto hipster. Anche gli interni delle case sono stati molto studiati, ambienti accoglienti ma allo stesso tempo un po’ freddi e un po’ minimal, per dare la sensazione di un mondo futuro ma non troppo avveniristico.

La Los Angeles del film però non esiste e non esisterà mai. Una città che sembra troppo solare, animata da persone tutte ben vestite e positive. Questa L.A. non è mai stata così, specialmente Downtown dove il personaggio principale, Theodore, vive e passa la maggior parte del film.

tom-selleck-magnum pi- her

Lui, Joaquin Phoenix, è irriconoscibile. Sono parecchio lontani i tempi in cui incrociava le spade con Russell Crowe ne “Il Gladiatore”, ora è diventato introverso, chiuso, romantico, timido e un po’ sfigato. Inoltre assomiglia un sacco a Tom Selleck in Magnum Pi (foto). Solo che non indossa le camicie hawaiane, ha il baffo meno folto, e non ha la Ferrari (ma uno smartphone). Insomma un Magnum Pi un po’ più hipster. Comunque, anche per questo radicale cambiamento si vede la sua grande bravura come attore.

La chiave di tutto infatti non è soltanto lui, ma la sua psiche e le sue emozioni. Da persona un po’ folle ma allo stesso tempo lucida, diventa irrazionale e innamorato di un entità astratta: un sistema operativo. Di certo non è un personaggio semplice uno che per vivere scrive lettere per altre persone. Ma che lavoro è?!

Her, Samantha, è il sistema operativo “sexy” con la voce di Scarlett Johansson in lingua originale (e di Micaela Ramazzotti in Italiano) che porta prima Theodore alla follia e poi forse tutta la popolazione di Los Angeles (e del mondo?).

Il primo step riguarda la prima conoscenza di entrambi, successivamente c’è il gioco e il corteggiamento, poi c’è la fase dell’amore (in cui fanno proprio l’amore… in qualche modo..), infine le ansie e le paure. A questo punto c’è il primo cedimento di Theodore, ma poi sarà Samantha a vacillare. La buona regola del giornalismo non mi fa andare oltre per non rovinarvi il finale, ma avrete senz’altro capito che il film si basa su questa storia d’amore tra un uomo e un computer. La storia a volte ha del ridicolo, perché alcune cose sono troppo surreali. La sceneggiatura esaspera, e lo deve fare per forza per far durare la pellicola 126 minuti. In fin dei conti non è neanche troppo originale, perché trame come questa si sono già viste: come “S1m0ne” con Al Pacino (qui però il protagonista si innamora di un Pc fisso), o Nirvana di Salvadores (che però tratta di un personaggio di un videogame che cerca se stesso). Ma la forza e il successo della trama di Her sta nel fatto che in qualche modo tutto questo potrebbe accadere davvero tra qualche anno. L’uomo che si innamora della macchina non è così impossibile, no? Chissà, magari sarà capitato anche a voi l’ubriacatura brutta, quella triste, e improvvisamente vi siete sentiti soli. Proprio in quel momento avrete preso il vostro iphone in mano e avrete pronunciato: “Siri, mi sento solo”. E poi, improvvisamente, l’amore…. Ma per favore!

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