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Il lessico delle cagne romane

Il lessico delle cagne romane

Di Klaus Kinski e Stieg Larsson – Il romanesco ha radici antichissime, ci hanno scritto libri, composto poesie, girato film. Le donne che hanno portato lo scrigno della lingua romana sono state donne che hanno fatto la storia come Anna Magnani, La Sora Lella, Gabriella Ferri, Sabrina Ferilli (stamo a scherza’). Oggi il panorama e’ un po’ cambiato, il lessico delle donne e’ totalmente diverso, adesso non abbiamo più il “che stai a fà?” ma abbiamo il “zoè amò te lo dico” o il “teso’ quanto sei scema”. Il linguaggio romano al femminile si è evoluto, e non mancano le influenze americane, inglesi o addirittura milanesi. C’e’ anche qualche influenza del lessico della scienza animale, basti pensare che per dispregiativo verso le altre donne non si usa piu’ il classico “puttana” o “zoccola” (quanto ci manca quest’eleganza), ormai si usa “cagna”. Ma andiamo a vedere nel particolare gli altri sintomi di quest’apocalisse linguistica con le 10 parole piu’ abusate dalle pischelle di Roma:

10. Adoro

Ma cosa adori? Prima persona singolare del presente indicativo del verbo adorare. Inizia ad adorare l’italiano. Ultimamente su Facebook al posto del like c’e’ il tasto adoro.

9. Top

Ecco una parola che e’ stata importata dall’inglese. Ormai i semplici “fico!” o “grande!” sono fuori moda. Se incontrate una ragazza e le raccontate una storia che le piace, lei vi risponderà con un semplice “Top”. Che entusiasmo.

8. Disagio

Il fine settimana, dalle 11 di sera in poi, dopo il primo cocktail le giovani donzelle già brille si guardano tra di loro e all’unisono gridano: “disagio”. Il più delle volte se lo dicono quando stanno sole, magari andando al bagno, guardandosi negli occhi e poi abbracciandosi. Ma può anche essere utilizzato in pubblico e ad alta voce, proprio per sottolineare l’alterazione alcolica.

7. Ggiuro

Ggiuro che vi odio tutte quando lo dite.

6. Come vai

“Come vai”? Ma che vuol dire? Qualcuna mi spieghi il senso grammaticale del “come vai”. Ormai espressione purtroppo utilizzata anche da molti uomini. Di solito si usa per commentare le foto in cui qualcuno e’ venuto bene, dopo i vari ritocchi di photoshop, la luce giusta, il profilo migliore e gli occhiali da sole. Sei un cesso ma “come vai”.

5. Male male

Espressione di importazione milanese, precisamente inventato dal tecnico dell’Inter del 2013 Andrea Stramaccioni. Non si sa perche’ ha avuto questo successo, forse perchè alle pischelle piace sempre il doppio vocabolo (“ciao ciao” per esempio). Una certezza c’e’, che il “male male” e’ la cosa più riuscita della carriera di Stramaccioni.

4. Ti lovvo

Anche questo d’importazione, dall’inglese love ritoccato all’italiana. Ormai anche le stesse abusatrici del termine si sono rese conto di quanto e’ ridicolo e si prendono in giro loro stesse nel dirlo. E’ rimasto un vocabolo sincero solo dai 20 anni in giu’.

3. No vabbe’

Potremmo dire che questo e’ l’unica vera espressione unisex, ma se per gli uomini è un intercalare che puo’ essere ammesso, le donne mentre lo dicono raggiungono la femminilità di uno scaricatore di porto.

2. Quanto baci

Quando entri in un locale con una tua amica e qualche sua conoscente, o addirittura nemica, ti viene a salutare, lei ti fara’ subito dopo “ma quanto baci?”. Un modo piu’ romanzato e intimo del “come vai”.

1. Ve’?

Le abbiamo un po’ identificate ste cagne, ve’?

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