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La nuova droga di Roma: il Khat

Di Bruno Cortona – In questi giorni tutti i quotidiani italiani si sono affrettati a parlare dell’arresto di un portoghese a Bari, per spaccio internazionale di Khat. I giornali si sono anche concentrati sul fatto che il khat è una sostanza del tutto nuova sul panorama italiano addirittura parlando di Bari come prima tappa italiana della storia del khat. Ma de che, a Roma il khat c’è già da qualche mese, e pure buono. Quel pazzo 37enne portoghese che hanno beccato all’aeroporto Karol Wojtyla di Bari con 20 chili di piante di khat nel bagaglio (un po’ stile dama bianca) si merita le prime pagine dei giornali, ma certo non perchè ha portato qualcosa di nuovo. Ma che cos’è il khat?

Il khat, o qat, è la droga degli arabi. Non è altro che un arbusto molto simile al corbezzolo,in pratica se stacchi una foglia e la mastichi hai effetti psicotropi ed euforizzanti. Dopo 3 ore che hai masticato stai ancora su di giri. Come altri effetti toglie gli stimoli di fame e fatica ed è analgesico, un po’ come la cocaina, e come la coca crea dipendenza.  La particolarità della pianta è che, per avere gli effetti voluti, va consumata entro 48 ore dalla raccolta. Con i metodi moderni di conservazione può durare 3-4 giorni, ma non di più. Proprio per questo il consumo spesso non arriva neanche al centro di Roma, ma si ferma nella zona di Fiumicino, dove arriva via aria e via mare. Il khat e‘ la droga delle tribù arabe, che la masticano come accompagnamento a situazioni sociali. Ha una tradizione secolare e, in alcune regioni della penisola Araba come lo Yemen, è un’usanza accettata dalla comunità sociale proprio per la sua lunga storia. L’Oms l’ha inserita tra le sostanze proibite soltanto nel recente 1980

In tempi remoti tra le piante selvagge che si usavano per sballarsi c’era lo stramonio, poi è stata la volta della Salvia Divinorum, adesso in Germania vanno pazzi per l’Ortensia. Il Khat è l’ultimo arrivato in Europa, e ci si aspetta un boom di questa droga visto l’affinità con la cocaina e il prezzo di molto inferiore. Le foglie si importano da paesi con tradizioni totalmente diverse, che usano il khat da centinaia di anni, adesso la lungimiranza dei narcotrafficanti ha permesso di provarlo anche agli europei, e hanno scelto l’Italia come porta per il resto del continente. Anche nel mondo delle droghe è arrivata la globalizzazione.

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