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I 10 veri motivi del traffico romano

I 10 veri motivi del traffico romano

Di Raffaele Canevari – L’Aci dice che ogni romano sta nel traffico tre giorni all’anno. “Solo?”, viene da chiedere. Solo i romani sanno cosa si prova a essere avvolti dal traffico a ogni ora del giorno. Ormai Roma senza motorino è un incubo. Dalla stradina di casa allo stradone a quattro corsie. Da Corso Francia alla Colombo, da Viale Regina Margherita a Viale Marconi. Per un motivo o per l’altro, il traffico è onnipresente. Ecco le dieci cause del più grande problema della Capitale.

10. Le mamme coi Suv

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Ogni giorno accompagnano i figli a scuola, con un carrarmato comprato dal marito. Si fermano in mezzo alla strada a parlare al telefono (rigorosamente senza auricolare), incuranti delle 20 macchine ferme alle loro spalle. Poi scendono, e con l’aria tra lo scocciato e il furbetto aprono gli sportelli e fanno uscire i figli. In tutta calma. Il parcheggio è rigorosamente in seconda fila, se non in terza.

9. I vigili al semaforo

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Quando stai in fila da quaranta minuti per un semaforo normalmente tranquillo, sai bene che là davanti ci stanno dei vigili incapaci.  Li maledici prima, dopo e durante la fila. Soprattutto quando li vedi sbracciarsi, gesticolare, fischiare…

8. I parcheggi a cazzo dei romani

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Ho visto cose che i non romani non possono neanche immaginare. Ho visto strade da cinque corsie ridotte a sentieri di montagna. Ho visto macchine parcheggiate in quarta fila con i vigili davanti. Ancora peggio, ho visto donne infastidite dal fatto che dovevano spostare la macchina in quarta fila. Questa è  Roma con i suoi pochi parcheggi schiacciata dal menefreghismo dei suoi abitanti.

7. I camion della spazzatura

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Nell’orario più improbabile fino alla stradina più stretta. Normalmente quando avrai una fretta pazzesca:  beccherai sicuramente il solito camion della spazzatura. E maledirai l’Ama e chi decide di far svuotare i cassonetti anche alle 11 di  un venerdì sera qualsiasi.

6. I pullman dei turisti

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Sono enormi, lunghi, pieni di pellegrini, e soprattutto gli autisti stranieri non li sanno guidare. I turisti saranno anche l’unico introito fisso della capitale, ma i loro pullman li vorresti prendere a sassate. Escono dal pullman contenti finalmente di essere arrivati a Roma, ma quando scendono non capiscono perchè li guardano tutti malissimo. Anche quando sono parcheggiati i pullman creano disagi: o occupano decine di spazi per gli automobili, o in doppia fila invadono metà strada.

5. Non c’e’ la metro

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Se in tutte le altre città del mondo i mezzi pubblici sono un favore alla viabilità, a Roma è diverso.  Non c’è nessun mezzo di trasporto pubblico che gira per Roma senza ostacolare il traffico. Gli autobus, con la loro lentezza, e le fermate, rendono le strade a una corsia una specie di processione. Il sogno più grande per un romano sarà sempre una metro come quella di Londra, Parigi o Madrid.

4. Le buche

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Non c’è stato un sindaco che sia riuscito a tappare le buche a Roma. Per ogni buca tappata se ne riformano altre due, una sorta di Idra. L’unica soluzione quindi è andare piano per paura che una buca ti distrugga la ruota della macchina. Una cosa da terzo mondo.

3. Marino e le sue pedonalizzazioni assurde

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Quando per andare da Trastevere al Colosseo bisogna passare per il Muro Torto non c’è altro da aggiungere. E adesso il sindaco vuole pedonalizzare il Tritone e la zona di Piazza della Bocca della Verità. 

2. La pioggia

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Anche quando cadono due gocce, a Roma tutto si ferma. Non è che non ci sia un tombino che non si otturi, è che non c’è un tombino pulito. E poi vogliamo parlare dei Sampietrini bagnati? Sono la cosa più scivolosa al mondo. Pare che sia stata la Regina d’Inghilterra a consigliare di tenerli. Ecco, portateli tutti a Londra.

1. Le vecchie romane

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Quando stai nel traffico, in ritardo, e trovi una fila di macchine incolonnata, dopo venti minuti arrivi all’ingorgo e non vedi l’ora di insultare chi c’è davanti. E ti accorgi che è una novantenne con la gobba alla Andreotti e con il mento appoggiato al volante. Oppure è un vecchio con il cappello.

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