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I drogati di FIFA

Nella testa degli uomini in questi giorni c’è un solo e unico pensiero, quattro lettere e due numeri: Fifa 16. Potrebbe succedere di tutto, potrebbe esplodere una guerra, arrivare uno tsunami, morire il Papa, a loro non gliene frega assolutamente niente, loro aspettano solo di sentire il vocione che per il 22esimo anno consecutivo inaugurerà il loro autunno col joypad in mano con il classico: “EA Sports it’s in the game”.

Non vedono più nulla, non li smuove nulla, hanno già preso appuntamento con il negozio di videogame e con il divano, hanno già lasciato l’acconto, hanno anche offerto di pagare di più per averlo prima. Per vedere in anteprima quello che gli aspetta per il resto dell’anno, per avercelo prima degli altri tipo figurina dei Pokemon e poter farsi il selfie col videogioco e pubblicarlo su Facebook, dimostrando ancora una volta di non aver tradito il loro compagno di vita.

Non c’è niente che può fermarli, farebbero qualsiasi cosa, lascerebbero la loro ragazza pur di non dover rinunciare a Fifa. Povere ragazze, le vittime predestinate di questo videogioco in cui “i pupazzetti inseguono il pallone”. Non si rendono conto che stanno combattendo con qualcosa di più grande di loro, di un mito, di un rito, di una vera e propria religione laica. Come il calcio, a volte più del calcio.

Una religione fatta di usanze, di tradizioni, di chiacchierate con amici, di soldi, droga, camere di una casa, tutto scommesso a Fifa. Una parte di vita contro cui le ragazze non possono fare nulla. E da come le ragazze reagiscono alla dipendenza di Fifa dei loro ragazzi, si capisce molto anche di come reagiscono a tutto il resto. Alcune lo capiscono e lasciano correre, quelle sono le classiche “ragazze da sposare” a cui ambiscono tutti gli uomini medi. Altre addirittura giocano anche loro, fomentate anche peggio degli uomini. Dicono di essere “forti”, ma alla fine in realtà il ragazzo le fa vincere sempre. Poi ci sono le “ragazze perfette”, quelle di un’altra categoria, che addirittura lo vanno a comprare loro, o per fare una sorpresa, o perché il ragazzo è impegnato.

Ma ci sono anche quelle che instaurano una battaglia personale con il videogioco, lo guardano male, lo minacciano, tentano di ucciderlo o di rapirlo. E’ una sfida tra lui e loro, sono invidiose. Sono quelle che urlano e insultano il povero malcapitato fidanzato, accusandolo di essere “un ragazzino che ancora gioca ai videogiochi”. Il povero fidanzato per questo non solo verrà preso in giro da tutti gli amici, ma perderà anche tempo prezioso che gli farà perdere le prime partite perché meno allenato agli amici. Dovrà giocare di nascosto, un po’ come i cattolici all’epoca dei romani che dovevano nascondersi per i riti religiosi.

fifa2000

Eh si, perché di rito religioso si tratta. Una fede che va avanti dai tempi di Fifa 96, sul computer, o da Fifa Road to World Cup 98, con la canzone che faceva “Wohoo” (Song 2 dei Blur), o addirittura Fifa 2000 con Montella in copertina, quando ancora c’era Massimo Caputi a commentare. Se un tempo si incazzavano per l’amico che gli aveva segnato su punizione con Roberto Carlos, adesso impazziscono per lo scatto bruciante di Sterling. Gli anni sono passati, i joypad adesso non hanno i fili, i giocatori sembrano veri, ma loro stanno sempre lì, sul divano a chiudersi a quel giochetto diabolico. E’ solo cambiato chi rompe le palle, prima era la mamma, adesso la ragazza.

E poi c’è tutta l’eterna disputa tra gli amanti di Pes e gli amanti di Fifa, una crociata da portare avanti con orgoglio. Anche quelli che sono nati con Winning Eleven ormai si sono quasi tutti ricreduti a Fifa, anche se qualche integralista di Pro Evolution Soccer è rimasto, e lo urla fiero al mondo. Sono quelli che a Fifa sono delle pippe, le squadre cuscinetto dei tornei, ma questa è un’altra storia.

Intanto manca ancora meno tempo all’uscita del dio dei videogiochi, l’unico motivo per cui la maggior parte della gente si compra la Play Station o l’Xbox, perché ormai si gioca solo a quello. Alcuni lo hanno già, frutto della corruzione del commesso del negozio dei videogame, o di un’amicizia interessata. Altri lo hanno già ordinato su Amazon e stanno fissi in portineria a vedere se arriva il corriere. I lavoratori si sono già presi le ferie, gli studenti hanno rimandato la sessione d’esami, le ragazze hanno organizzato il weekend con le amiche. I locali questo fine settimana saranno vuoti perché dalla mattina di domani le uniche cose a essere piene saranno i divani.

di Francesco Cianfarani

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