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Roma

Annullato Dinner in the Sky, vince la burocrazia romana

C’era già chi pregustava una cena a 50 metri d’altezza, la vista impagabile su tetti, cupole e monumenti della Capitale, mentre lo chef di turno impiatta gli ingredienti di un menu unico nel suo genere, realizzato su una piattaforma sospesa nell’aria, issata sulla città con l’ausilio di una gru. La stessa piattaforma che a partire dal prossimo 15 settembre (e fino al 2 ottobre, a pranzo, cena e per l’aperitivo) avrebbe dovuto accogliere i 22 commensali di Dinner in the Sky, manifestazione gastronomica itinerante che raccoglie successi e consensi unanimi nel mondo da diversi anni proprio per l’eccezionalità del concept, ideato nel Nord dell’Europa circa dieci anni fa.

Oggi invece per chi da un anno a questa parte stava curando l’importazione del format a Roma per conto di Dits Europe (la società estone che ne ha registrato il marchio) si è prospettato un brusco risveglio: “La burocrazia lenta nel recepire le normative europee non permette lo svolgersi della manifestazione” si legge sul sito dell’iniziativa e nel comunicato stampa che sancisce l’inequivocabile annullamento di Dinner in the Sky Roma.

La burocrazia farraginosa e il rinvio dell’evento

Solo un rinvio, per dir la verità, a maggio 2017, che però – è inevitabile – lascia scontenti (e attoniti) tutti: chi aveva già acquistato i biglietti in primis, ma pure Uldins Kalnisn, l’amministratore delegato di Dits Europe, che senza mezzi termini affida il suo sconcerto alle comunicazioni ufficiali: “In dieci anni di attività in giro per il mondo non abbiamo mai incontrato una burocrazia così complessa e contraddittoria”. Ciò che noi (specie il mondo della ristorazione a Roma) siamo ormai rassegnati a considerare normalità, fa sbarrare gli occhi agli investitori internazionali che infatti latitano e quando ci sono assumono più le sembianze di martiri che di sereni operatori economici che portano in città idee e ricchezza. E infatti gli fa eco Michele Ruschioni, responsabile della comunicazione per la tappa romana della manifestazione: “Dinner in the Sky non è alla prima esperienza in Italia. In passato per Bologna, Venezia e Milano non si era presentato nessun problema. Ed è comprensibile lo stupore di una realtà imprenditoriale internazionale, che posta di fronte a uno stop burocratico difficile da comprendere anche per noi che con l’amministrazione farraginosa di Roma conviviamo ogni giorno proprio non riesce a spiegarsi perché la nostra città sia diversa da Milano o Venezia”.

Il documento mancante. All’ultimo minuto

Nella pratica dei fatti, ciò che è successo tra le pieghe (e le piaghe) degli Uffici capitolini possiamo facilmente immaginarlo: fino all’inizio di settembre tutte le carte per lo svolgimento dell’evento nell’ambito delle direttive europee di riferimento (che normano queste manifestazioni straordinarie) erano in regola. Poi, all’ultimo secondo, un Ufficio “dormiente” ha richiesto ulteriore documentazione, scombinando le carte, per usare un amaro gioco di parole. E senza voler scendere in dettagli che potrebbero compromettere il programmato rinvio alla prossima primavera (questo è il clima: aziende internazionali che evitano di fare nomi e indicare uffici per paura di ricorsioni…), le dichiarazioni estrapolate tra le righe non lasciano adito a dubbi, specie quando si scrive nero su bianco di una “ricezione delle norme lenta e farraginosa oltre ogni umana immaginazione” o di una “burocrazia che rimbalza la responsabilità da un ufficio all’altro”; e ancora di “indicazioni contraddittorie” e “vicolo cieco”.

Per rincarare la polemica su quest’assurda gestione della città – finanche a paralizzare gli appuntamenti culturali e scoraggiare l’iniziativa imprenditoriale straniera – basti ricordare che in passato l’evento ha toccato svariate città nei contesti più disparati, da Vilnius a Beirut, da Sydney a Toronto, da Lisbona a Parigi, a Riga, Lubiana, Bruxelles, Abu Dabi. E l’elenco potrebbe continuare.

Appuntamento a maggio 2017

D’altro canto, però, non c’è nessuna intenzione di desistere: “Il gruppo è fortemente motivato, anche perché il sodalizio con tanti chef italiani e romani già coinvolti in altri Dinner in the Sky in giro per l’Europa è ben saldo”. Terrinoni, Bowerman, Martini, Genovese, Monosilio, i fratelli Serva: protagonisti indiscussi della scena ristorativa della Capitale che nei mesi scorsi e fino a pochi giorni fa hanno stupito gli ospiti sospesi a 50 metri da Riga a Praga, da Vilnius a Parigi. E tra qualche giorno avrebbero dovuto animare la piattaforma sospesa sulla Città dell’Altra Economia. Appuntamento solo rimandato: i documenti e le certificazioni ci sono già tutti, “ma adire ora le vie legali sarebbe stato controproducente; preferiamo lavorare sull’appuntamento di maggio”, continua Ruschioni “quando l’iniziativa si protrarrà per 24 giorni invece dei 18 previsti” e probabilmente entreranno in gioco altri nomi.

E chi ha già acquistato il biglietto? Potrà riscattarlo sul sito prenotandosi per l’evento di maggio. “Perché Roma e i suoi abitanti se lo meritano”, conclude ottimista Dits Europe. Siamo proprio sicuri?

Fonte: Gambero Rosso

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