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Il milanese a Roma

Il milanese a Roma
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“Eh no, perche’ Milano e’ diversa”. Quando un romano va a vivere a Milano per più di 5 anni, ormai non c’è più niente da fare, è diventato milanese. La sua tradizione, i suoi modi dire, perfino il suo accento sono diventati milanesi. E i momenti in cui la sua “milanesita’” si nota di più è quando torna a Roma. Viaggi che ormai centellina come se fossero visite alla nonna rincoglionita, perché ormai odia la vita provinciale e rilassata di Roma e vuole evitare di prendersi tutti gli sfotto’ degli amici rimasti “al paese” che lo accusano di essere diventato un bauscia.

Per Dario, Guido e Filippo oggi e’ un giorno speciale, stanno aspettando il loro amico Giovanni per fare l’aperitivo. Anzi ormai il loro “ex amico”, ormai Giovanni ha solo amici nella borsa, nella moda, yuppies come lui in giacca, cravatta e colletto bianco dal lunedì mattina al sabato sera. Ormai Giovanni tratta solo di alta finanza. Ormai Giovanni vive a Milano.

In realtà non lo stanno aspettando, in realtà lui è già seduto dietro di loro da 20 minuti nel locale, Radio24 in cuffia, The Economist sull’iPad, quando finisce il suo articolo sull’andamento dell’economia del Lichtenstein alza gli occhi e vede i 3 amici uguali a come li aveva lasciati, gli sembrano ancora a liceo, per poco non decide prendere il primo “freccia rossa”. Alla fine va a salutarli.

“A pirla sempre in ritardo state”, Dario, Guido e Filippo si girano di scatto e trovano di fronte a loro una creatura mitologica, vestito come un giocatore del Milan, con i capelli alla “cumenda” del Grande Fratello e l’espressione di Berlusconi nello spot elettorale di Forza Italia del ’94.

“Ah, ma stavi qui?”, “Certo che sono qui, sono le 18:48 ormai (guardando l’Apple Watch). Dai sediamoci che tra poco ho una conference call con il capo”. Neanche il tempo di chiedere cos’è una conference call che Giovanni è già seduto e sta chiedendo alla cameriera uno Spritz, “allora che volete?”. I poveri liceali ordinano tre birre medie.

Mentre aspettano i drink si chiacchiera del più e del meno, con la piccola differenza che per i Dario, Guido e Filippo il piu’ e il meno rappresentano i bonus dell’ultima giornata di fantacalcio, per Giovanni la variazione netta di oggi del FTSE MIB. Da una parte c’è una cena di classe, dall’altra una riunione di Confindustria.

Ma la parte più bella è quando arriva l’ordine, già dal colore del suo Spritz Giovanni storce il naso, quando oltre la vista anche il gusto gli rivela che non è il classico Spritz milanese con il Campari ma un insulso Aperol Spritz rosica in silenzio. Nulla lo ferma però quando capisce che le arachidi che hanno portato saranno l’unica cosa che potrà mangiare durante quello che pensava fosse un apericena e che invece si sta trasformando in un’occasione di ubriacarsi alla romana. Sintetizza il commento negativo in una parola: “Pezzenti”.

Dopo un’ora di Brexit, Trump e Referendum, Giovanni va fuori a fare la sua conference call e i tre rimangono al tavolo, sconvolti, cercando di capire come fare a risolvere il problema di Giovanni. Il più sconvolto è Filippo, che conosce Giovanni da quando è nato. “Etica del lavoro, impegno, futuro, carriera, fino all’altro ieri stava a farsi le canne con noi al parchetto e ora manca poco al ‘lavoro, guadagno, spendo, pretendo'”.

Finita la “conference” tutti a cena insieme nella nuova casa di Guido. Prima di uscire Giovanni si imbacucca dalla testa ai piedi: giaccone chiuso fino al naso, guanti, sciarpa, cappello. Dario lo ferma prima che si metta anche gli occhiali da tormenta: “A Giovà, ma che cazzo stai a fà?”. E lui lapidario: “Innanzitutto Giova, senza accento sulla a, e poi mi sto coprendo per non sentire freddo nella strada fino al parcheggio, visto che non usate i mezzi e avrete parcheggiato in culo al mondo”. A quel punto scoppia una risata generale, Dario, in felpetta, porta fuori dal locale Giovanni e con una mano indica il cielo per far capire che fanno 20 gradi, con l’altra indica la sua macchina a 10 metri di distanza con le quattro frecce in seconda fila. Giovanni, disarmato, scuote la testa.

A casa di Guido il programma e’ di cucinare una bella carbonara, l’unica cosa romana che manca a Giovanni. Appena vista la cucina però Giovanni si inalbera per colpa di due posate di numero ancora da lavare. Nonostante le obiezioni ormai “il milanese” ha deciso, si ordina. E dopo la decisione arriva l’altro affondo: “E mica chiamiamo la solita pizza che arriva tra due ore, so che qua per poco non fate ancora i segnali di fumo ma a Milano ormai usiamo tutti Deliveroo belli, ordiniamo nei migliori ristoranti e ci arriva in 32 minuti”.

I tre gli sbottano di nuovo a ridere in faccia e Guido, ormai intollerante, inizia la doverosa filippica: “Non solo arrivi all’appuntamento in orario che a Roma è maleducazione, non solo parli come Briatore e dopo 3 ore conosco il tuo profilo LinkedIn ma non so se sei fidanzato o no, non solo pare che vivi a Helsinki e ci hai vietato di cucinare, ora vuoi anche insegnarci a usare Deliveroo? A mona, per poco quelli di Deliveroo non ci danno la cittadinanza onoraria!”. A quelle parole Giovanni ha un sussulto, un sussulto di umanità, di genuinità ma soprattutto di romanità e risponde così: “C’avete ragione rega’, ordinamo”.

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