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Generazione Gigi Dag

Generazione Gigi Dag

Di Bruno Cortona – A pochi giorni dal concerto dell’estate romana: Gigi D’Agostino a Capannelle, abbiamo voluto dedicare un pezzo all’artista di un’intera generazione, quella cresciuta negli anni ’90. Ah, gli anni ’90, inarrivabile periodo di divertimento, opulenza e musica dance. Gli anni ’90 per la musica dance sono stati come gli anni ’60 per il rock, i ’70 per la progressive, il 18esimo secolo per la musica classica.

Dal ’92 fino a dopo il 2000 sono anni inarrivabili, a botte di Hit Mania Dance e Hot Party chi quel periodo l’ha vissuto se lo ricorda benissimo, ancora lo rimpiange e non perde occasione per riviverlo. Peccato che degli anni d’oro della musica dance non sia rimasto quasi nulla, se non qualche playlist su Spotify e qualche video random su Youtube. Per non parlare delle performance live.

Billy More, Molella, Prezioso, Aqua, qualcuno si è separato, qualcun altro si è messo a fare altro, qualcuno è morto (Billy More, pace all’anima sua), del movimento storico di 25 anni fa ne è rimasto solo uno, uno che da solo porta avanti tutta la baracca e fa rivivere per conto suo gli anni più belli della musica di cui è stato protagonista. Solo uno ancora riempie i locali, gira tutta Italia e fa ballare dai ventenni ai 35enni.

“Lui viene da lontano, lui viene da Torino, lui è Gigi D’Agostino”. Proprio lui, il maestro, il capitano, Luigino Celestino D’Agostino, Gigi D’Agostino, per gli amici Gigi Dag. Solo lui quando va in giro ancora crea il panico, con L’amour toujours, Bla Bla Bla, The Riddle, La Passion. Titoli immortali che non finiranno mai di far ballare milioni di persone ogni anno. Per dare un’idea della diversità di durata della musica di Gigi Dag rispetto agli altri, Prezioso ha 65 mila ascoltatori mensili su Spotify, Gigi Dag 870 mila. E’ partito nel 1992 dai Compact Disc, adesso si ritrova con 3 milioni di follower su Facebook, un italiano su 20.

Perché Gigi Dag più che un dj è uno stile di vita, è lo stile di vita di tutti i nati negli anni ’80 che non vogliono crescere, che hanno la sindrome di Peter Pan, anzi, la sindrome di Gigi Dag. Per loro L’amour toujours è l’isola che non c’è, è quel mondo di camicie a collo alto, di Nike Squalo, di pantaloni Dickies, di Bacardi Breezer e trescate. Un artista generazionale che ha accompagnato la crescita (non voluta) di milioni di adolescenti.

Gigi Dag è quello che quando parte in macchina alzi il volume e inizi a cantare, è quello che scegli ancora come colonna sonora dei bei momenti, che ti fomenta come pochi e che colleghi ai ricordi più divertenti. Ci sono due categorie di nati negli anni ’80, quelli che ancora ascoltano Gigi Dag e quelli che mentono. Chi lo ascolta ancora vive nell’eterna giovinezza, figlio di una generazione che il mondo non ha voluto far crescere. Chi mente sono quelli che a 30 anni sono sposati con 3 figli, e se non lo sono lo sembrano, se lo sentono anche loro, ma non lo dicono.

Quelli che non possono farsi vedere ai suoi concerti perché sarebbe una confessione, e rosicano tantissimo perché sanno che i concerti di Gigi Dag oggi sono meglio di quelli di 20 anni fa. Sono imperdibili, quelli in cui incontri tutti i volti della tua giovinezza, e li trovi sempre uguali, ingrassati, coi cappelli bianchi o senza capelli, ma sempre loro, nelle loro vesti e nei loro personaggi. I concerti di Gigi D’Agostino sono quelli che quando lo sai dici: “Nooooooo!” e ci vai per forza. Serate che tutti aspettano, irrinunciabili, tipo Vasco al Modena Park, i Queen a Wembley. Soprattutto a Roma i concerti di Gigi sono eventi glamour dove se non vai sei uno sfigato. Stai fuori dal giro, sei invecchiato.

Già da una settimana prima non si parla d’altro, e anche per questo abbiamo voluto dedicare a Gigi Dag questo articolo-omaggio, perché dopo essere stato la colonna sonora di una vita, proprio questa settimana tornerà a suonare a Roma. E se ultimamente i suoi concerti erano più intimi e più “altolocati”, stavolta la location è particolare: l’ippodromo di Capannelle. Una potenziale bolgia. Il 23 luglio infatti ci sarà il Color Festival, un festival di ispirazione indiana che celebra la vita e l’amore tramite i suoi colori, e l’ospite d’onore sarà lui: Gigi Dag, con un concerto che conta già 3 mila partecipanti e 15 mila interessati su Facebook, manco gli eventi finti tipo “Ritrovo per chi non ha passato la prova costume” hanno questi numeri.

Vi diciamo solo che noi abbiamo annullato un weekend in Toscana per goderci le 3 ore di set di Gigi Dag come negli anni ’90, un viaggio turistico non poteva impedirci questo viaggio nel tempo.

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