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Roma caput indie

Roma caput indie

Sono così indie che devo comunque fare una smorfia quando mi fotografano
Se non faccio una smorfia faccio la smorfia che non mi accorgo che mi stai fotografando

(Lo Stato Sociale)

Di Francesco CianfaraniSono passati 2000 anni ma Roma resta sempre capitale, siamo stati capitale politica, artistica, capitale del cinema e adesso siamo capitale della musica. La musica per cui tutti vanno pazzi in questo momento storico: l’indie.

L’indie italiana infatti è romana, la musica che va di moda in Italia è romana, è nata tra le nostre strade, da Corso Trieste al Pigneto. E come poteva essere il contrario? A Roma ormai è tutto indie.

A Roma nel 2018 se non sei indie non sei nessuno, se non ti ascolti Galeffi sei un pariolino, se in macchina non hai Radio Sonica sei antico, se non vai al Fanfulla sei fascista. E non è solo la musica ad essere indie: i modi di dire, i locali, i vestiti, i capelli, i libri, persino i cocktail sono indie.

E ci sono vari tipi di indie: c’è l’indie aspirante Tommaso Paradiso, che porta le foto al barbiere pur di assomigliare al frontman dei Thegiornalisti. Poi ci sono i fissati con Coez, che che da rapper underground adesso sta in tutte le Smart di Roma nord. Ma anche le pischelle alternative innamorate e non ricambiate, che stanno “a rota” di Carl Brave.

E questa religione laica ha creato un fermento artistico che ha portato a una produzione mai vista prima: tra gli altri I Cani, Gazzelle, Thegiornalisti, Carl Brave e Franco126, Galeffi, Coez, Calcutta, dal rock al pop, dal bubblegum all’hip hop. Tutta sempre e comunque indie, ma poi cosa vuol dire indie?

Quasi tutti pensano che l’indie sia un genere musicale, mentre in realtà non è il suono del musicista ma il modo in cui è prodotto. Indie è semplicemente l’insieme degli artisti che sono, appunto, independent, che creano qualcosa di artigianale non legato ai grandi circuiti, insomma che non fanno parte della cultura mainstream (titolo del primo album di Calcutta che fece da apripista a questo movimento). Ma allora se ormai gli artisti indie sono mainstream vuol dire che non sono più indie? Cioè quindi indie vuol dire sfigato? Meglio non chiederselo.

E invece è lecito chiedersi perché all’epoca i vari Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e Samuele Bersani non erano considerati indie? Probabilmente perché ancora nessuno sapeva cosa voleva dire indie, i-n-d-i-e, questa nuova parola che ci piace tanto.

Oltre agli artisti anche i locali indie a Roma vanno fortissimo, padri di un movimento culturale viscerale, il Monk, il Quirinetta, Marmo, Le Mura, il Fanfulla, lo Stadlin, La Fine, ci vengono da tutta Italia e sono palcoscenici che hanno lanciato e lanceranno i nuovi nomi, le nuove realtà della scena romana in espansione.

I San Diego, i Super Gente, i Santelena, Giorgio Poi, Le mandorle, ogni giorno ne esce uno nuovo, tutti hanno una possibilità nel 2018 musicale romano, facciamo tendenza, la scena musicale italiana non era così romanocentrica dai tempi del Diabolika.

Tutti autori che raccontano storie di tutti i giorni, compongono inni alla normalità, apici di una corrente lanciata parecchi anni fa dai The Pills, tre semplici coinquilini in una casa di Roma sud che sono entrati in tutti gli iPhone d’Italia.

Filone che oggi si è trasformato in strofe fatte di aforismi, tweet, didascalie social, una dopo l’altra, che formano un concetto. Sono frasi da “condividere”, da scrivere accanto alle foto Facebook, sugli stati Whatsapp, nelle Instagram Stories, sono le nuove scritte sui muri, adesivi o scarabocchi sui banchi. Il marketing della musica indie lo fanno gli ascoltatori. “Oh, fica sta frase, di chi é?” e arriva il link di Youtube o (ancora più indie) di Spotify, nel sacro tempio della playlist Indie Italia, il sogno di ogni musicista nato dal 1980 in poi. E parte la rota, perché queste canzoni sono orecchiabili, raccontano quello che ti succede tutti i giorni e ci vai sotto più di Beyonce o Justin Timberlake.

Nel bene e nel male Roma è sempre capitale, le ragazze di provincia vengono a Roma per vedere se riescono a incontrare Motta, che anche se è di Pisa abita al Pigneto, perché l’indie abita qui. A Roma adesso c’è la corsa all’indie, la moda è indie, e come tutte le mode ha i suoi dogmi, i suoi canoni e i suoi paradigmi. Per essere indie devi vestirti indie, devi bere indie, devi parlare indie. Devi andare al concerto de I Cani all’Atlantico, saltare la fila al Monk, entrare gratis al prive dell’Ex Dogana, insomma diciamola tutta: indie is the new pariolino.

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