Roma

Dopo 30 anni riaprono i Giardini Farnese

Dopo 30 anni riaprono i Giardini Farnese

Il 21 aprile, Natale di Roma, riapriranno sette luoghi unici a Roma, un regalo a Roma e ai romani. Le sette meraviglie riaperte al pubblico saranno Santa Maria Antiqua, il tempio di Romolo, il Criptoportico neroniano, la casa di Livia, la casa di Augusto, il museo del Palatino e l’Aula Isiaca.

L’annuncio del direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, proprio durante la presentazione del nuovo percorso. Il biglietto speciale per visitare le nuove aperture sarà di 18 euro e comprenderà anche il normale percorso di visita, oltre a un racconto multimediale.

Il Palatino oggi ha svelato intanto il suo giardino segreto e con una mostra racconta gli Horti farnesiani, uno dei luoghi più celebri e simbolici della Roma rinascimentale e barocca. Il giardino, allestito a partire dalla metà del Cinquecento dal cardinale Alessandro Farnese, è protagonista di un restauro iniziato nel 2013 dalla Soprintendenza speciale e portato avanti oggi dal Parco archeologico del Colosseo che riapre al pubblico dopo oltre 30 anni le grandi Uccelliere e il Ninfeo della pioggia, dove tecnologie immersive raccontano le meraviglie degli Horti, mentre il Teatro del fontanone, una fontana che adorna la scalinata che porta in cima al Palatino, è stato completamente liberato dalle incrostazioni e dalle piante.

L’itinerario della mostra si snoda là dove un tempo sorgevano gli antichi giardini Farnese. Dalla via Nova, al limite del Foro Romano, fino alle Uccelliere sul colle Palatino, una pannellistica illustrata accompagna il visitatore nel racconto delle trasformazioni degli Horti.
“La mostra – spiega il curatore, Giuseppe Morganti – è un altro capitolo della riscoperta di un aspetto del Palatino diverso da quello con cui il grande pubblico e’ abituato ad avvicinarlo. Per un periodo, gli Horti sono rimasti aperti senza custodia, tanto che sulle pareti delle Uccelliere sono ancora visibili i graffiti che venivano incisi. Poi, negli Ottanta sono stati chiusi al pubblico e oggi, dopo piu’ di 30 anni, vengono restituiti alla fruizione”.

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