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Vivere a Roma nel 1982

Si parla spesso di Roma nel 2019 come una città piena di problemi, arretrata, una città che non riesce a dare lo scatto decisivo per diventare una metropoli europea. Ma com’era vivere a Roma 40 anni fa? Innanzitutto sapevamo già farci riconoscere da tutto il mondo, Roma infatti nel 1982 era considerata la città più sporca d’Europa, avevamo vinto la Champions League della monnezza, anzi la Coppa dei Campioni, perché allora si chiamava così.

E chi ce lo dice che era la più sporca? Ce lo dice uno dei simboli di Roma di quegli anni, Nino Manfredi, in uno spot divertentissimo del 1982 in cui “educa” i romani a tenere la città di Roma pulita, una specie di pubblicità progresso ante litteram.

Oltre alla monnezza, se ora è sporca immaginiamo cosa potesse essere all’epoca quando manco si potevano fare le foto ai cassonetti strapieni, come si viveva a Roma nel 1982?
Insieme a Nino Manfredi, erano gli anni d’oro di Alberto Sordi, Tognazzi e Gassman. Mentre un giovane Carlo Verdone era al suo terzo film.

Nel 1982 i romani si divertivano ad andare al cinema a vedere i film di Dino Risi, mica guardavano le serie crime americane su Netflix chiusi in casa sul divano. I ragazzi non andavano in giro con le sneaker Balenciaga e i tatuaggi in faccia, ma andavano in giro con stivaletti e jeans a sigaretta, quelli attillati che arrivavano agli stinchi, praticamente una specie di risvoltini dell’epoca.

I pischelletti del 1982 compravano di nascosto le sigarette sfuse al tabaccaio, non fumavano le sigarette elettroniche insieme ai genitori. Da soli però andavano in discoteca, e andavano tantissimo i pomeridiani. Non c’era il Goa o il Sanctuary, c’era l’immortale Much More dei Parioli, dove dalle 4 di sabato in poi c’era solo un nome a farla da padrone: Faber Cucchetti. C’era anche il Piper, una delle poche cose rimaste dell’epoca, ma ai tempi era un po’ più “popolare”, frequentato anche dai militari.

A Roma nel 1982 si poteva ancora parcheggiare in seconda fila e non ti diceva niente nessuno, al limite arrivava il vigile e ti fischiava, ti faceva la battuta e te la faceva spostare, come un amico. Non come adesso che i vigili non scendono neanche dalla macchina, ti fanno la multa con lo street control. I motorini erano il Si, la Lambretta, la Vespa, e nessuno indossava il casco perché non era obbligatorio. Non c’era “Roma fa schifo” che denunciava i mercatini abusivi, era tutto un mercatino abusivo, per strada potevi comprare di tutto. Era tutto abusivo ma tollerato, i ristoranti in centro ti facevano mangiare all’aperto dove volevi tu, senza limitazioni di dehors, la carbonara c’era già e già faceva impazzire tutti.

Il bagno a fontana di Trevi lo potevi fare senza problemi, altro che multa da migliaia di euro e sputtanamento su tutti i giornali. Si poteva parcheggiare a piazza del Popolo e non c’era Enjoy e Car to go, ma il car sharing c’era già, se avevi bisogno di un passaggio infatti ti caricavano in cinque minuti.

Se magnava, se magnava tanto, non c’erano vegetariani, vegani, biologici, macrobiotici, c’era la cucina romana, quella delle nonne del 1800 che erano ancora vive. Carbonara, amatriciana, gricia, cacio e pepe ma anche pajata, coda alla vaccinara, puntarelle, trippa. E se non andavi da nonna potevi andare da Cesare, da Pierluigi, da Gino, da Nino, da Piperno. Quando andavi al ristorante ti sembrava di andare a casa di un amico già dal nome, non come oggi che sembra di andare in un locale di Londra con nomi tipo Mezzo, Dolce, Quarto, Macello.

Il papa era stato colpito da poco dal colpo di Ali Agca, c’era stato l’attentato alla sinagoga, c’era Andreotti, la Roma si apprestava a vincere il secondo scudetto e l’Italia vinceva i mondiali proprio in quell’anno. Insomma, Roma era sicuramente più romantica, più sincera e più autentica. Una Roma che si dava meno arie ed era unita. Una città che i romani di oggi farebbero fatica a prendere. Ma infatti cosa succederebbe se un romano del 2019 finisse per caso nella Roma del 1982? Come si troverebbe, come si comporterebbe e soprattutto come la prenderebbe?

A raccontarlo ci è riuscito, dobbiamo ammettere con un risultato divertentissimo, il film che sta spopolando non solo in tutta Roma ma in tutta Italia, “Non ci resta che il crimine”. Il film, scritto da Massimiliano Bruno, per capirci, Martellone di Boris, parla proprio di un gruppo di amici “mezzi criminali” che nel 2019 trovano un passaggio segreto e tornano nel 1982. Ovviamente con i loro smartphone, le loro abitudini e la conoscenza di quello che succederà.

Non solo dalla trama ma anche dal titolo il film vuole essere un omaggio a “Non ci resta che piangere” di Benigni e Troisi, diciamo un “Non ci resta che piangere” all’amatriciana. Gli attori sono Gassman, Tognazzi, Giallini, Edoardo Leo e la Pastorelli (a leggere i primi due sembrerebbe un film uscito proprio nel 1982).

Nel loro viaggio nel passato il gruppo si imbatte in molte scene da Roma anni ‘80, l’Italia campione del mondo, l’uscita di Rambo al cinema, la musica dance e un sacco di altri ricordi nostalgici ed esilaranti che oltre a far ridere faranno scendere la lacrimuccia per quella Roma che era e che adesso non è più. Ma che almeno al cinema, per un paio d’ore, si può rivivere.

 

Foto: Roma Sparita

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