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Intervista a Francesco Pizzi, la giovane promessa romana dell’automobilismo

Nel settore non si parla d’altro e tra poco se ne parlerà anche tra la gente normale. L’exploit di Francesco Pizzi all’esordio, con la prima vittoria e, attualmente, la prima posizione nel campionato. Dei risultati che hanno mandato Francesco, romano classe 2004, sulla bocca di tutti gli appassionati. E adesso tutta Italia è con gli occhi puntati all’ultimo appuntamento decisivo a Dubai questo weekend. Noi siamo riusciti a intercettare Francesco prima della “finalissima”.

Ciao Francesco, insomma, si parla solo di te, dove vuoi arrivare? 

Chiaramente nel futuro il mio obiettivo è quello di arrivare in Formula 1, come tutti i piloti alla mia età. Ho la possibilità di farlo anche grazie alla mia famiglia che mi ha supportato. Se riesco a continuare così posso raggiungere il mio obiettivo.

Coshai provato la prima volta in macchina?

Ero molto teso, non era come un kart che è tutto aperto, la macchina è chiusa, è una sensazione diversa. Sono uscito dai box la prima volta sempre migliorando ogni giro. Ho preso sempre più confidenza piano piano col tempo ma c’è ovviamente ancora molto da migliorare.

A chi ti ispiri?

Quando ero più piccolo mi ispiravo a Gimmi Bruni, mi segue da tanto, mi viene ogni volta a vedere, mi fido di lui ciecamente e mi aiuta tanto ogni volta. Lui ha vinto molto, lo stimo molto, per me è stato uno dei piloti più forti e vorrei dimostrare di essere anche io così.

Puoi rivelarci un tuo segreto?

Si può dire che non ho mai mollato, sono stato sempre determinato, potevo mollare in qualche momento di difficoltà sui kart, ma ho sempre sognato in grande, ogni giorno mi impegno per raggiungere i miei sogni finché non li avrò guadagnati.

E invece un sogno nel cassetto?

A parte la Formula 1, che voglio fare da quando avevo 6 anni, una volta finita la mia carriera mi piacerebbe gestire un team mio, seguire i ragazzi, aiutare i più piccoli e formarli. Soprattutto di Roma perché sono orgoglioso quando un romano arriva avanti. Già adesso nei kart, do i consigli ai ragazzi più piccoli di me, visto che sono appena uscito da quel mondo. Mi piace insegnare le cose che già so e trasmetterle agli altri, magari ci fanno qualcosa di buono.

Anche se la tua carriera è ancora breve avrai sicuramente un avversario storico

Non ho mai avuto un avversario vero, un rivale che mi ha dato molto filo da torcere è stato Gabriele Minì. Abbiamo fatto anche stage insieme, abbiamo gareggiato molte volte insieme, ho provato a imparare da lui e credo anche viceversa. Siamo coetanei, abbiamo vinto insieme da quando eravamo sui kart a 8 anni, sicuramente anche quest’anno nel campionato italiano sarà un bel duello. Fuori dalla pista però siamo amici, perché penso che fuori dalla pista è un’altra cosa. Penso sempre che posso parlare anche con quello che mi ha buttato fuori. Forse. (Ride).

Se dovessi raccontarci tre tappe fondamentali della tua carriera. Quali ci diresti?

Sicuramente la scintilla che ha fatto partire tutto. Stavo dai miei nonni, per caso c’era la Formula 1 in tv, mi sono messo lì un’ora a guardare, tutti pensavano stessi guardando i cartoni. Mio padre mi chiese che volessi fare da grande, e io gli risposi “il pilota”. Lui mi disse che per fare il pilota di aerei bisognava studiare e io gli risposi “no, voglio fare il pilota di Formula 1”. La seconda tappa è quando ho vinto la mia prima gara internazionale, perché la prima gara normale ero troppo piccolo, invece quella internazionale eravamo più di 100 piloti e per me aveva un grande significato. Poi da lì non sono riuscito a farmi valere come volevo anche perché sul kart conta anche il mezzo. Nelle monoposto invece al mio esordio sono riuscito a vincere, quando si è messo tutto alla pari sono riuscito a dimostrare il mio potenziale. Spero anche quest’anno di poter confermare quanto ho fatto vedere nelle mie prime gare in macchina, in Formula 4. 

La tua macchina preferita di Formula 1?

Una macchina che ammiro a livello storico è sicuramente la Williams a sospensioni attive. Quella con cui hanno vinto il mondiale Mansell e Prost. Le mie macchine preferite sono anche la McLaren degli anni ’88 e ’89, la Ferrari di Schumacher e la Red Bull di Vettel, il periodo peraltro in cui mi sono appassionato alla Formula 1.

Il pilota attuale che mti piace in Formula 1?

Non tifo proprio un pilota, ma quello che è nel momento di forma più smagliante è Hamilton, ma ci sono molti giovani da tenere d’occhio. Un pilota che mi è piaciuto molto è stato Raikkonen.

Sappiamo che sei un grande appassionato di storia della Formula 1, qual è il tuo pilota preferito in assoluto?

Si, sono molto appassionato di storia della Formula 1, il mio pilota preferito è Jim Clark. Da quello che ho letto non faceva mai errori, era perfetto, il pilota da battere. 

A chi dedichi le vittorie?

La prima l’ho dedicata a me stesso per tutti i sacrifici che ho fatto. Ho sempre lavorato molto, quando sono a casa o studio o mi alleno in palestra. La sera non esco mai, non faccio mai vita sociale, io amo correre, fare quello che faccio, è molto faticoso ma è quello che mi rende felice. Per me correre è la mia vita, quando non sto in pista mi sento che non ho niente da fare. Se ne ho vinta una ne voglio vincere due di fila, se ne ho vinte 8 ne voglio vincere 9 per battere il record.

Ti senti un predestinato?

Ancora no, perché comunque non ho ancora vinto nessun campionato di monoposto. Ma predestinato o no le cose devi comunque guadagnartele. Devo riuscire a vincere e continuare così. Devo impegnarmi a testa bassa senza pensare a nient’altro.

Senti un po’ di pressione addosso?

Ogni volta che scendo in pista, prima di tutto messa da me stesso, io non sono mai soddisfatto. Voglio sempre andare oltre i limiti. Mi piace essere sempre primo, quando sono in gara mi metto pressione addosso, anche troppo a volte. Vinco per me. Un po’ di pressione la sento dal fatto che voglio soddisfare le molte persone che lavorano con me, siamo un team e io ho la responsabilità più grande di vincere anche per loro. Mi piace scherzare con i meccanici, l’altro giorno dopo la gara a Dubai ho aiutato i meccanici a caricare le gomme perché mi piace farlo, mi piace sporcarmi le mani. I miei non mi mettono pressione, quando lascio la frizione comunque penso solo a quello, non sento più nessuna pressione. Dopo il traguardo ricomincio a pensare ad altro.

E come fai con la scuola?

Sicuramente devo ringraziare la mia scuola perché tutti i prof mi danno una mano, pianificano le interrogazioni i pochi giorni che ci sto. Quando sto a casa studio tanto, non c’è un pomeriggio che non studio. Poi magari mi prendo un’oretta per riposarmi o vedermi con un amico. Non sto mai una domenica a casa, o gare o simulatori, stacco ogni tanto, ma è questo quello che voglio fare. Ogni volta che torno a casa faccio il countdown per ripartire la volta dopo.

Facciamo un grande in bocca al lupo a Francesco per l’ultimo appuntamento del campionato a Dubai, dove basterà mantenere la prima posizione in classifica per vincere. Dopo che lo abbiamo conosciuto ci ha lasciato una sensazione strana, nonostante l’età ci è sembrato di stare con una di quelle persone speciali, uniche, illuminate, che vanno, mai come in questo caso, a un’altra velocità.

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