Lo dice il nuovo report dell’Osservatorio di Sara Assicurazioni, che ha chiesto a un campione di automobilisti romani se capita mai di perdersi, anche con il navigatore in funzione, dentro Roma. Risultato: il 73% ha ammesso candidamente che sì, sbagliamo pure quando ci dicono esattamente dove andare. E non stiamo parlando di gente disorientata a Berlino Est o nel deserto del Gobi. Parliamo di romani che, nonostante l’aiutino della tecnologia e la voce da ASMR del navigatore che sussurra “gira a destra”, si perdono regolarmente tra San Giovanni e San Paolo, manco fosse un episodio di Lost.
Poi, tra chi si perde, il 52% dei romani dà una seconda possibilità al navigatore con il famoso “ricalcolo del percorso”, quel momento di tilt generale in cui il navigatore di ammutolisce, che se per tua disgrazia capita nei pressi di un uscita del GRA e ci mette più di 5 secondi a riprendersi ti fa perdere almeno dieci anni di vita.
Un romano su quattro, invece, quando sbaglia strada ricorre ai vecchi metodi: si ferma, abbassa il finestrino e chiede indicazioni a un passante. Infine, il 15% dei romani provano a cavarsela da soli, senza l’aiuto di nessuno, risvegliando dal letargo il proprio senso dell’orientamento, questo sconosciuto.
Il punto è che il romano, a Roma, è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque altro. Meglio del vigile, meglio del tassista, meglio del satellite. E quindi il navigatore va bene per carità, ma “me pare strano che me fa passà de là”, “fidate che di qua se taglia” oppure “io so’ vent’anni che faccio sta strada, lo saprò meglio io?”. E poi sbaglia, ovviamente. Ma la colpa sarà sempre del navigatore.