Il Giubileo 2025 è finito. E già questa, di per sé, è una prima notizia. Di gente a Roma ne è venuta. Tanta. Più di quanto si possa immaginare senza usare la calcolatrice: la capitale nel corso del 2025 ha ospitato 33 milioni di persone, che hanno partecipato a 35 grandi eventi giubilari. Tradotto: pellegrini, giovani, famiglie, gruppi organizzati, amici, fedeli persi, fedeli informatissimi, fedeli con Google Maps impostato male. Il picco emotivo (e numerico) è stato il raduno di oltre un milione di giovani a Tor Vergata: una specie di Woodstock under 35 con i Castelli sullo sfondo… poesia.
Nel frattempo, contro ogni previsione da bar e da chat condominiale, nel 2025 la vita quotidiana dei romani è andata avanti con una normalità quasi sospetta e, vogliamo osare, in alcuni sensi è addirittura migliorata. Già non vi ricordate più di quando via Ottaviano non era pedonale? O della vecchia piazza Pia e del nodo di traffico certo in cui ci si imbatteva passandoci in macchina? Altro che segno della croce…
Oggi quegli spazi sono cambiati, respirano, funzionano. Interventi che erano nell’aria da anni, capaci di cambiare una volta per tutte il tessuto geografico della nostra città rendendolo più simile a quello delle altre grandi capitali europee, e che hanno trovato il modo di concretizzarsi grazie ai 4 miliardi di euro di investimenti arrivati per il Giubileo.
Alla fine, il Giubileo 2025 ha fatto una cosa semplice e rivoluzionaria: ha alzato l’asticella di ciò che consideriamo possibile a Roma. Accoglienza di grandi numeri, spazi più vivibili, infrastrutture che funzionano, una città che regge e migliora. E allora la provocazione la lanciamo, con la giusta dose di ironia e serietà: che ne dite se lo facessimo più spesso, ’sto Giubileo?
