Chi non è di Roma non capirà.
Non capirà che cosa significa svegliarsi la domenica mattina con il sole, con quel sole. Quello incastonato in un cielo color azzurro Simpson che, anche se dopo pranzo si guasterà, almeno per un po’ fa capoccella. È vero, non tutte le domeniche sono soleggiate, ma la maggior parte sì. Sicuramente molte di più di Milano. Fossimo noi a scegliere i nomi dei Pantoni, quell’azzurro così azzurro lo chiameremmo: cielo della domenica mattina romana. E sarebbe il nuovo trend del 2026.
Chi non è di Roma non capirà il silenzio della domenica mattina. La confusione della sera prima, i clacson, le urla con mezzo busto fuori dal finestrino,insomma la grande bruttezza del sabato sera – che include ovviamente i brutti del sabato sera – la domenica mattina sparisce per qualche ora e regala ai romani un’iconica, spettacolare, Grande Bellezza, cit.
Ed è come se, tra le 7 e le 11 della domenica, i romani si riscoprissero semplicemente più umani. Più calmi. Più tolleranti. Il pedone attraversa le strisce (quasi) senza paura, i ciclisti pedalano fino ad Ostia senza pensare al testamento e quando il semaforo diventa verde si possono persino aspettare due, a volte anche tre secondi, prima di accelerare senza che da dietro inizi un’orchestra di clacson e incitamenti all’azione. Anche i vigili, la domenica mattina, sembrano umani. Abbiamo saputo di un tale che intorno alle 8:30, dopo aver constatato di essere solo nel raggio di chilometri, ha fatto inversione a U su Corso Francia e il vigile, vedendolo, ha fatto spallucce e accennato un sorriso. Se non è umanità questa.
A parte Ferragosto, la domenica mattina è l’unico momento in cui si può andare ovunque, letteralmente. Si va da Roma Nord a Roma Sud in 14 minuti: c’è chi da Testaccio migra verso il laghetto di Tor di Quinto, gente del Fleming si avventura a quello dell’EUR. Non è Discovery Channel, sono le piccole gite fuori porta che danno al romano la sensazione d’essere andato all’estero. E invece era solo Roma sud la domenica mattina.
Poi, la cosa più bella di tutte. La libertà, tutta romana, di non fare un ca**o. Ebbene, se per alcuni la domenica è il giorno del Signore, per noi è il giorno del romano, che si aggira per la città facendo quello che gli viene meglio: improvvisare. Sì perché la domenica si può fare tutto e si può non fare niente, si può fare colazione al bar oppure a casa, mentre si guarda l’alba dal terrazzo o direttamente a pranzo con ancora i postumi della sera prima. Ma per favore, in questo caso non lo chiamate brunch. Mai. C’è chi la domenica cucina, chi mangia, chi dorme, chi guarda film al cinema, a casa, e chi legge un libro. Chi lo fa seduto su una panchina a villa borghese, sotto al piumone o al tavolino di Zalib, che la domenica mattina è sempre baciato dal sole. C’è chi studia per un esame, chi anche di domenica lavora e chi, in pieno freestyle, si perde tra i vicoli dell’unica città dove non c’è bisogno di arrivare da nessuna parte di preciso. Perché Roma, la domenica mattina, è già destinazione.
Insomma, la domenica mattina Roma pare Stoccolma, ma con le bellezze di Roma, ed è proprio come dovrebbe essere tutti i giorni. Per questi e altri mille motivi, dopo la cucina italiana, tra i patrimoni immateriali UNESCO, ci sentiamo di candidare la domenica mattina romana.
