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Roma

Il problema di Roma non sono i romani, sono i nordici

È una domenica mattina di inizio febbraio, è ancora inverno ma fuori fa caldo. C’è un sole che spacca i sanpietrini, potresti andare a Fregene a farti uno spaghetto alle vongole ma decidi di prendere il monopattino e farti una passeggiata in centro. 

Poco dopo sfrecci sulla ciclabile del Lungotevere. Stai vivendo la narrazione romantica della “domenica mattina romana”, praticamente sei quasi in Paradiso. Decidi di inoltrarti nei vicoli ed è lì che, senza quasi rendertene conto, fai venti metri di una stradina deserta e l’idillio viene interrotto da un accento longobardo che sa di Autogrill sull’A4: “uè, ma guarda che qui è contromano è”.
Eccallà, pure di domenica ti deve rode’ il culo. 

E allora vogliamo sfatare un vecchio mito, un luogo comune duro a morire: il problema di Roma non sono i romani. Sono i nordici che si trasferiscono a Roma.
Per carità, spesso sono rispettosissimi, educati fino all’eccesso, entusiasti di vivere in una città in cui possono pagare una cena in trattoria meno di 50 euro a persona. Il problema è che arrivano con una convinzione inamovibile: Roma è una città meravigliosa ma è troppo caotica.

Ti credo. Partendo da un dato geografico, Roma è sette volte il capoluogo lombardo, praticamente è più grande di Milano, Napoli e Torino messe insieme. Roma non è caotica: è grande. È qui che è stata inventata la civiltà, nei substrati dei vicoli che amiamo prendere in contromano ci sono racchiusi duemila anni di storia tra imperi, Papi, carbonare, Giubilei e macchine parcheggiate fino alla terza fila.

Ma il punto non è nemmeno questo, è che i nordici che si trasferiscono a Roma dicono di volersi integrare, ma non vogliono farlo davvero. Non vogliono capire che cos’è la romanità vera, tendono anzi a correggerla, educarla, organizzarla. Vogliono vivere a Roma ma organizzata come Milano. Vogliono la carbonara cenando alle 19. Vogliono il sole la domenica mattina ma ancora non hanno capito che, se si portano comunque in borsa l’ombrello per “prevenzione”, il sole sarà un po’ meno sole. A differenza di chi si trasferisce a Roma dal sud: calabresi, campani, pugliesi e siciliani hanno saputo far propri interi quartieri portando a Roma accenti, abitudini, caos, ritardi, pranzi lunghi, pacchi da giù, voci alte, gestualità. Ma ce lo vedete un palermitano che rimprovera un romano perché fa venti metri contromano con il monopattino di domenica mattina? 

E se è vero che il romano a Milano lo riconoscono subito da come si veste, da come si muove e da come parla, anche i nordici, a Roma, li riconosciamo subito. Sicuramente da come si vestono, da come si muovono e da come parlano. Ma, più di tutto, li riconosciamo per una cosa: so’ quelli che rompono i cogli***.

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