VIA DEI CORONARI
Via dei Coronari deve il suo nome alle corone, ma non quelle dei re: si trattava delle corone del rosario. In questa strada, infatti, lavoravano artigiani e venditori specializzati proprio nella produzione e vendita di rosari e oggetti religiosi. Il motivo è semplice: la via era una delle principali arterie percorse dai pellegrini diretti alla Basilica di San Pietro. Passando di lì, i fedeli compravano rosari come souvenir spirituale o per la preghiera. Quando per intercettare il target non serviva un algoritmo.
VIA DEI BAULLARI
I “baullari” erano gli artigiani che costruivano e vendevano bauli, grandi casse di legno (spesso rinforzate in ferro) usate per viaggiare o trasportare oggetti, preziosi, vestiti e documenti.. Quella zona era strategica perché vicina a punti di passaggio e di commercio importanti, come Campo de’ Fiori, che all’epoca era già un mercato vivacissimo. Mercanti, viaggiatori e funzionari avevano continuamente bisogno di contenitori robusti per spostare merci o beni. Insomma un vero e proprio antenato del trolley.
VIA DEI GIUBBONARI
Via dei Giubbonari prende il nome appunto dai “giubbonari”, cioè gli artigiani che fabbricavano e vendevano i giubboni. Il giubbone era una specie di giacca pesante e resistente, molto diffusa tra il Medioevo e il Rinascimento: poteva essere un capo da lavoro, ma anche parte dell’abbigliamento militare o popolare. Insomma, in un certo senso una specie di bomber ante litteram.
VICOLO DE’ CHIODAROLI
Vicolo de’ Chiodaroli prende il nome dagli artigiani che fabbricavano e vendevano chiodi. Oggi sembra un dettaglio banale, ma nel Medioevo e nel Rinascimento i chiodi erano fondamentali: servivano per costruire case, mobili, carri, barche… praticamente tutto. E non erano prodotti industriali: ogni chiodo veniva forgiato a mano, uno per uno. All’epoca più che chiodo scaccia chiodo, per quanto costavano il motto era un chiodo è per sempre.
VIA DEI CHIAVARI
Non è quello che pensate voi. Via dei Chiavari prende il nome dagli artigiani che fabbricavano chiavi. Nel Medioevo e nel Rinascimento le chiavi erano oggetti tutt’altro che banali: ogni serratura era fatta a mano, quindi anche ogni chiave era un pezzo unico. I chiavari erano veri e propri fabbri specializzati, molto richiesti per case, botteghe, casse e luoghi di deposito. La zona, vicino a Campo de’ Fiori, era piena di attività commerciali, quindi il bisogno di sicurezza era altissimo. E se ti fossi perso la chiave di casa, difficilmente tua madre aveva il doppione.
VIA DEGLI STADERARI
Via degli Staderari prende il nome dagli artigiani e commercianti che fabbricavano o utilizzavano la stadera. Nome non così intuitivo come i precedenti, la stadera era uno strumento di misura molto diffuso: una bilancia a braccio con un peso scorrevole, usata per pesare merci di ogni tipo — dal grano ai tessuti, fino ai metalli. In un’epoca in cui il commercio si basava su pesi e misure affidabili, era uno strumento fondamentale. Non a caso la via si trova vicino a Piazza Navona, che un tempo era una delle aree più vive per mercati e scambi. La stadera è stato uno dei primi strumenti con cui si garantiva una specie di correttezza delle transazioni.
VIA DEI CAPPELLARI
Via dei Cappellari prende il nome ovviamente dagli artigiani che fabbricavano e vendevano cappelli. A Roma, tra Medioevo e Rinascimento, il cappello non era solo un accessorio: indicava spesso il ceto sociale, il mestiere o lo status di una persona, per questo era un oggetto molto richiesto, sia dalla gente comune sia da ecclesiastici e nobili. Il cappello stava alla Roma antica come sneaker e occhiali da sole a quella moderna.
VIA DEI BANCHI VECCHI
Via dei Banchi Vecchi deve il suo nome ai “banchi”, i tavoli su cui lavoravano banchieri, cambiavalute e mercanti. Nel Rinascimento quella zona, vicina al Vaticano, era un centro finanziario molto attivo. I pellegrini arrivavano con monete diverse e avevano bisogno di cambiarle; si facevano prestiti, depositi e transazioni. “Vecchi” per distinguerla da Via dei Banchi Nuovi, dove in seguito si spostarono molte di queste attività. Curiosità: quando un banchiere falliva, il suo banco veniva rotto pubblicamente — da qui nasce il termine “bancarotta”.
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L’inesorabile declino del dialetto romanesco







