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Roma

Ufficiale: l’ex cinema Metropolitan diventa un megastore

Dopo quindici anni di saracinesche abbassate, il destino del Cinema Metropolitan sembra ormai scritto: da sala cinematografica a megastore nel (vecchio?) cuore dello shopping romano. La svolta arriva dalla Regione Lazio che il 15 gennaio ha approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a uniformare le norme sulla riconversione urbana, superando di fatto i limiti introdotti nel 2020 dalla giunta Zingaretti, che avevano bloccato il progetto di trasformazione dell’ex cinema.

Il punto chiave è uno: eliminare il tetto del 30% alla superficie commerciale per edifici nati come cinema, teatri o centri culturali dando spazio illimitato alla riconversione; selvaggia lo aggiungiamo noi. In parole semplici, da oggi se chiude un cinema o un museo diventa quasi come se chiudesse un negozio qualunque, e allora via libera anche a Roma allo squallore seriale dei centri di qualunque città: cover store, catene di dolciumi, franchising di intimo e patatine olandesi, negozi di accessori col nome di animali della giungla a rischio estinzione, nati per alimentare un desiderio infinito di cose di cui non abbiamo bisogno. E chi più ne ha più ne metta. 

Secondo chi la ha approvata, la misura servirà a “preservare il patrimonio storico e culturale degli edifici riutilizzando strutture in disuso e garantendo opportunità commerciali capaci di contribuire alla rinascita economica e sociale”. Curiosa come visione. A questo punto che ne dite di mettere Ikea nel Colosseo? Il centro commerciale più famoso del Mondo all’interno del monumento più iconico del Mondo. 

Nel caso del Metropolitan, la proprietà – la DM Europa Srl – potrà così aggirare lo stop imposto dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio e portare avanti il progetto di uno store monomarca lungo Via del Corso, una delle arterie più commerciali della capitale. Nel piano resterebbe comunque una piccola sala da circa cento posti: un cinema in formato ridotto, più simbolico che altro. Un contentino, come si dice a Roma.

La sensazione è che l’idea della sala da 100 posti scaturisca più dalla voglia di silenziare i nostalgici di un mondo che credeva che ci fosse qualcosa di più importante dell’accumulo di ricchezza nella vita, che da una vera volontà di tutela della bellezza, dell’arte e della cultura. E non mancano le critiche da parte di associazioni come Carteinregola e ARCI, che temono un effetto domino: e cioè se la norma verrà approvata definitivamente, molti cinema chiusi potrebbero trasformarsi in negozi. In altre parole: meno anteprime, più vetrine.

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