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Culture

Smartphone vietati durante il concerto all’Eur: Bob Dylan ci insegna a goderci le cose

The answer my friend is blowing in the wind, non certo sul display Super Retina XDR del tuo Iphone 18 nuovo di pacca. Potremmo continuare così il ritornello dello storico brano di Bob Dylan, se volessimo provare a sintetizzare il messaggio profondo che si cela dietro il divieto, notizia di ieri, di smartphone, smart glasses e qualsiasi altro dispositivo di registrazione al prossimo concerto del Menestrello di Duluth al PALAEUR. A 85 anni non suonati, ma suonando, Bob Dylan lancia un messaggio rivoluzionario, guardare un concerto con i nostri occhi è più bello che attraverso il display di un telefonino.

 

Chitarra, voce e tanti messaggi da diffondere, è sempre stato e continua ad essere questo Bob Dylan, ancora oggi, con questa scelta che solo qualche anno fa non avrebbe avuto senso. Vi immaginate il divieto di portare Nokia 3310? Sia mai che vi mettete a giocare a snake durante il concerto. Invece oggi un senso ce l’ha, eccome. Perché la scena tipica di ogni evento è l’alzata dei display, che come tasselli di un brutto mosaico a led, si levano sulle teste ostacolando anche la visuale di chi, reduce del pleistocene, sta cercando di godersi il concerto all’antica: occhi, orecchie e meraviglia.

 

Ma qual è il valore aggiunto di un video registrato con il cellulare ad un concerto? Ok, vogliamo immortalare un momento, impacchettarlo in 18 pollici per averlo sempre a portata di mano, per poterlo mostrare fiere ad un amica, guarda dov’ero, guarda che bello. D’accordo, tutto lecito, ma non è che da questo primo input “sano” in poi ci si è lasciati un po’ prendere la mano? Si assiste a gente che riprende tutto il concerto, ogni canzone, ritornello, ogni discorso dell’artista tra un brano e l’altro. E’ a causa di questi comportamenti che nasce l’esigenza di una scelta così radicale come quella voluta da Bob Dylan.

 

Ma come funziona in concreto? Durante il concerto, gli spettatori potranno tenere con sé il proprio smartphone, ma non utilizzarlo liberamente. All’ingresso, infatti, il dispositivo verrà inserito in una speciale custodia di sicurezza Yondr, che rimarrà chiusa per tutta la durata dello spettacolo. Chi avesse necessità di effettuare una chiamata o leggere un messaggio potrà recarsi in un’apposita zona del palazzetto, dove sarà possibile sbloccarla temporaneamente. Una volta rientrati in sala, il telefono dovrà essere nuovamente sigillato. Chi trasgredirà la regola rischierà l’allontanamento dalla venue. 

 

Dylan fa notizia perché in fondo ci obbliga ad una sorta di autoanalisi collettiva su alcuni comportamenti automatici cui molti di noi non fanno più caso. Il 5 Novembre, chi avrà la fortuna di assistere al concerto del cantautore americano, dovrà farlo davvero, senza inviare Whatsapp agli amici di una foto identica ad altre 1000 (venute meglio) reperibili in un secondo ovunque, senza avviare una diretta pixelata su Instagram di cui non frega un c***o a nessuno, senza far si che i musicisti sul palco si trovino a dover suonare per migliaia di led bianchi

 

Riprendiamoci il tempo, sembra dirci Dylan, viviamo nel presente, e facciamolo così intensamente che poi avremo, altro che un mp4, una bellissima storia, un racconto unico del concerto da fare a chi vogliamo bene. Lasciamo che sia la nostra mente (il nostro spirito, cuore, cervello, chiamatelo come vi pare), a registrare le emozioni, non uno smartphone. Almeno nel tempo libero. Riempiamo di ricordi la nostra, di memoria, non quella del telefonino, che ogni tot è pure  da svuotare. Perché la risposta, ammesso che ce ne sia una, è molto  più probabile che soffi nel vento che dentro un microchip.

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