Da ieri, lunedì 2 febbraio 2026, per accedere alla Fontana di Trevi i turisti devono pagare un biglietto da 2 euro. Una cifra simbolica, quasi innocua: poco più di un caffè al banco e sicuramente meno di un souvenir preso al bangla. Ma moltiplicata per milioni di visitatori diventa tutt’altro che irrilevante: secondo le stime del Comune, gli incassi potrebbero arrivare a 6–6,5 milioni di euro l’anno. A questo punto la domanda è inevitabile: questi soldi dove vanno a finire? Facciamo un po’ di chiarezza.
Partiamo da un punto fermo: l’accesso alla piazza resta gratuito. Si può continuare ad attraversare liberamente e la Fontana si può fotografare dall’esterno, senza tirare fuori il portafoglio. Il biglietto serve solo per accedere alla zona immediatamente davanti al catino, quella dei selfie e del lancio della monetina.
I romani dovranno pagare? Ovviamente no! I residenti di Roma e della Città Metropolitana non pagano, entrano gratis mostrando un documento. A pagare sono solo i turisti.
Ora, sebbene il ticket non sia pensato come un biglietto museale classico ma come un contributo simbolico, la “cassa” a fine anno sarà di una cifra interessante, molto più delle “monetine” raccolte sul fondo della fontana (che, ricordiamo, non fanno parte dei 2€ del biglietti e che continueranno ad essere destinate alla Caritas di Roma – secondo dati storici, circa €1–1,4 milioni all’anno).
E qui c’è la svolta: gli incassi della Fontana di Trevi – spiega Alessandro Onorato, assessore al Turismo di Roma – serviranno a rendere gratuiti per i romani musei e siti archeologici che fino ad oggi sono stati a pagamento. Parliamo di:
- Musei Capitolini
- Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
- Museo dell’Ara Pacis
- Centrale Montemartini
- Museo della Forma Urbis (Parco Archeologico del Celio)
- Area Sacra di Largo Argentina
- Area archeologica del Circo Massimo
- Museo di Roma a Palazzo Braschi
- Museo di Roma in Trastevere
- Galleria d’Arte Moderna
- Musei di Villa Torlonia
- Museo Civico di Zoologia
Certo, alcuni di questi erano già gratuiti per chi ha la MIC Card, ma ora lo saranno per tutti i romani residenti.
È un cambio di logica più che una semplice misura economica: usare uno dei monumenti più visitati del mondo per alleggerire l’accesso quotidiano alla cultura dei residenti e provare a mettere ordine in una città presa d’assalto dall’overtourism.
