Se vi siete mai chiesti com’è mangiare al tavolo di uno stellato senza dover fare un piccolo mutuo, Taste of Roma è la risposta più concreta che Roma offre ogni anno. Non è una fiera, non è una sagra, non è neanche “solo” un evento food: è un Festival pensato per rendere accessibile l’alta cucina, trasformando per qualche giorno i grandi ristoranti in assaggi, percorsi, esperienze da costruire piatto dopo piatto.
Dal 6 al 10 maggio, al Gazometro, venti tra i ristoranti più iconici della città si mettono uno accanto all’altro e propongono un menù di 3 portate in versione degustazione da mixare a vostro piacimento. I piatti sono gourmet con focus sulla cucina romana, pensati per l’assaggio ma con prezzi molto più accessibili rispetto al ristorante classico. Il meccanismo è semplice: entri con un biglietto (ci sono opzioni per tutte le tasche, si parte da circa 12-15 euro fino alla formula VIP con lounge e dj set), poi ti muovi liberamente tra gli stand e componi il tuo menu. Insomma, il risultato è che a Taste of Roma avete la possibilità di costruire un percorso senza dover scegliere “una sola cena”. Qui ne fai venti.
E soprattutto: non stai mangiando “versioni ridotte”, ma piatti veri. Heinz Beck (La Pergola), per esempio, ci porta la sua tartare di ricciola marinata con mandorle e chufa, oppure i sedanini con gamberi rossi, purea di melanzane affumicate e croccante di pane, fino a chiudere con una sfera di fragole e panna con kombucha e profumi di rosa.
Angelo Troiani (Convivio Troiani) porta invece una cucina che parte dalla tradizione ma la ribalta quel tanto che basta: macaron ai lamponi con patè di anatra, “cacione” raviolo di pecorino, corallina, broccoletti e aglio nero, porchetta di mare; poi c’è lo “spagolino ajo e ojo” con gamberi, menta, mandorla, peperoncino e limone, infine “Sesto quarto”, maiale, puntarelle, mela, sedano, nocino e pan dolce.
E poi c’è il lato più “sfizio da non rimandare”, tipo il wagyu: puoi provarlo in versione street ma fatta bene, come il wagyu laccato in stile sukiyaki, riso ai 16 cereali, croccante di sedano rapa e note tostate di hojicha (Sushisen) o la cotoletta di wagyu con insalata di cavolo e pomodoro, salsa otafuku e maionese giapponese (Sando Ie Koji).
All’interno di Taste of Roma ci trovi nomi importanti – oltre a Beck e Troiani anche Daniele Usai – insieme a una nuova generazione di chef e progetti contemporanei che stanno ridefinendo la cucina romana. È proprio questo il punto forte del festival: mettere nello stesso spazio chi ha fatto la storia e chi la sta scrivendo adesso.
L’edizione 2026 cresce anche nella durata (cinque giorni invece di quattro) e nella struttura: due turni distinti di ristoranti, così cambia la line-up e cambia anche l’esperienza. In poche parole, se torni due volte, mangi cose completamente diverse (sul sito ufficiale è possibile consultare i menù proposti da ogni ristorante e il costo di ogni piatto).
Nel mezzo, oltre ai piatti, ci sono masterclass, showcooking, degustazioni guidate, incontri con gli chef e momenti più leggeri come dj set e aree relax. Ma la vera particolarità è un’altra: Taste of Roma non è un posto dove “vai a mangiare”, è un posto dove vai a farti un’idea di come si mangia oggi a Roma, senza il filtro del conto finale. E per una volta, l’alta cucina smette di essere una cosa da occasioni speciali e diventa qualcosa che puoi permetterti anche solo per curiosità. O per fame.
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