La Sagra dell’Uva di Marino è un po’ il battesimo laico di ogni romano: da ragazzino ci andavi con la comitiva di quattordicenni con cui ti spaccavi di Bacardi il sabato sera, prendevi il trenino Roma-Albano ubriaco già all’andata e in mezz’ora eri a Marino, dove si aprivano le porte del Paradiso. Davanti a tutto quel vino che usciva dalle fontane pensavi che la vita adulta fosse tutta lì, quella domenica di fine settembre, nel paesino dei Castelli: vino gratis, amici che perdevano le scarpe e manco se ne accorgevano e l’illusione che l’hangover fosse un’invenzione dei vecchi.
Ed è ancora così. Ogni anno dal 1925 il paesino dei Castelli si trasforma in un’unica osteria a cielo aperto con il vino protagonista assoluto. Quest’anno la festa parte il 26 settembre e va avanti fino al 6 ottobre 2025, con la sua 101ª edizione: dieci giorni di vera festa in stile romano. Musica, stand di porchetta e ciambelle al mosto, mercatini, cortei in costume e, soprattutto, botti di vino bianco dei Castelli che manco nei sogni di Bacco.
A meno che non abbiate l’amico astemio, per andare e tornare si consiglia il comodissimo regionale Roma – Albano che porta a Marino in mezz’ora. Lo stesso di quando avevate 14 anni, pura poesia: sali sobrio a Termini, scendi allegro ai Castelli.
Una volta lì, sentirete un vociare confuso e un coro che fa: la vedii, ecco Marino la sagra c’è dell’uvaa. Ecco, seguite quel richiamo e il flusso umano verso Piazza San Barnaba, dove la domenica pomeriggio va in scena il clou: il miracolo delle fontane che danno vino. E non parliamo di due gocce simboliche, parliamo di bicchieri veri, pieni, distribuiti a chiunque passi.