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I 10 romani nel traffico

I 10 romani nel traffico

Di Francesco Cianfarani – Se la propria casa è dove uno passa la maggior parte del tempo, la casa di tutti i romani è la macchina nel traffico. E come in ogni casa ognuno fa uscire la propria personalità, con le sue particolarità, i suoi pregi e i suoi difetti. Il traffico di Roma non cambia mai ma gli archetipi che lo compongono si.

10. L’influencer

Muro Torto in salita, una puzza di frizione che manco a Mirafiori. Dietro di lui ci sono scene da Independence Day ma a lui frega assolutamente nulla, a lui importa solo una cosa: le view della sua ultima Stories. E’ nel mondo di Instagram da un tempo indistinto, in testa ha solo lo scroll. Fino a quando l’effetto dell’endorfina da Stories non viene interrotto da un lungo, prolungato e altissimo rumore che lo sveglia. Non capisce cos’è fino a quando alza lo sguardo e si accorge che è sera, non c’è più nessuno, il traffico davanti a lui è finito, quello dietro invece no perché ha bloccato tutta Roma.

9. Sephora on the road

E’ sempre perfetta, capelli appena fatti, vestiti da notte degli Oscar, profumo perfettamente equilibrato e trucco impeccabile. Peccato che il trucco se l’è fatto su Lungotevere rischiando di ammazzare metà dei pedoni che ha incontrato. La vedi nella sua Fiat 500 bianca, che per farsela comprare usata dal padre ha fatto la rivoluzione, coprisole abbassato e specchio aperto. Porta trucchi rigorosamente sulle ginocchia, le stesse con cui gira il volante perché le mani sono occupate a incipriarsi. La marcia non la cambia mai, sta sempre in terza, dopo due mesi ha la frizione talmente bruciata che il padre pensa che gli abbiano dato la sola ma in realtà l’ha bruciata lei. La prossima macchina sarà automatica.

8. Il blasfemo

Ad ogni incrocio cade un santo, un Papa, un apostolo, un evangelista, uno della sacra famiglia o comunque un passo della bibbia. Dal cattolicesimo al buddismo, vanno tutti bene. Anche quando vede a 500 metri di distanza il semaforo che da verde diventa arancione, non ci sarebbe arrivato manco con una Ferrari ma bestemmia, così, senza motivo. Per non parlare di quando è in un ingorgo e non lo fanno passare, sarebbe scomunicato dal 90% delle congregazioni religiose mondiali. Anche se lui sostiene ci sia un asterisco sui comandamenti che specifica che nel traffico di Roma è permesso.

7. Quello di Roma nord

A lui il traffico non interessa. Mentre gli altri perdono i capelli incolonnati dalla mattina alla sera, lui se ne sta lì tranquillo nella sua 500 Abarth con il clima e Radio Sonica, parla con il bluetooth con l’amico di fantacalcio, la problematica più grande della sua vita. Non soffre il traffico perché non avendo mai un impegno non ha mai fretta, le uniche volte in cui ha orari fissi è per il dentista, ma tanto è amico del padre e aspetta.

6. Er Caccola

Fa “le pulizie di Pasqua” tutto l’anno, lo becchi nella sua Fiat Punto accanto alla tua macchina e provi imbarazzo per lui. E’ di solito tra i 45 e i 55 anni, ma ce ne sono anche le nuove generazioni. Magari senza farti vedere lo segui con lo sguardo e lui smucina per tutto viale di Tor di Quinto, tempo di scaccolata: 45 minuti. Almeno però ha qualcosa da fare e per scaccolarsi alla guida ancora non ci sono multe.

5. Quello che se crede de guida’ il motorino

Prende più multe di Lapo Elkann. Paga ogni mese le rate della Alfa Romeo Giulietta ma pensa di avere l’Sh 125. E’ ancora rimasto con l’impostazione che si può superare in ogni angolo e da qualunque parte: destra, sinistra, centro. Per poco non passerebbe sul marciapiede. Crede fermamente nella terza corsia e la crea mettendosi al centro, essendo odiato da quelli che veramente guidano il motorino che non riescono a passare. Ad ogni semaforo passa al lato e deve essere sempre il primo a partire, a costo di partire dalle strisce pedonali.

4. Il milanese

Jeep Renegade che ha preso usata da Romana Auto ma che sembra appena uscita dalla fabbrica. Sa a memoria tutti i 240 articoli del codice della strada, ha 36 punti sulla patente e non prende una multa da quando guidava lo Sky negli anni 2000. E non per colpa sua. Ogni volta che sali in macchina con lui sembra di stare all’esame della patente al Villaggio Olimpico. Si entra in macchina, controllo specchietti, freccia per uscire dal parcheggio e cintura di sicurezza. Si lamenta sempre dell’inciviltà della gente. In tangenziale se la sua fila è ferma e l’altra scorre non la cambia per principio.

3. Il leone da clacson

Pensa di stare ad El Cairo, suona ad ogni cosa, all’autobus, ai bambini che attraversano, ai turisti sulle strisce, all’amico suo che passeggia sul marciapiede. Il clacson della sua Panda 4×4 sembra quello di una Bentley. Ti aspetti che dentro ci sia uno scaricatore del porto di Civitavecchia e invece c’è uno col carattere di Mika, che avrebbe paura a scendere dalla macchina anche a Milano.

2. I litigarelli

Sei tranquillo in tangenziale quando ti appare davanti una Nissan Micra con due teste che si muovono al ritmo del chitarrista dei Metallica durante un concerto. Sono loro, i litigarelli, la macchina sbanda, rischiano di fare stragi di famiglie ma l’unica cosa che gli interessa è avere ragione su quel cuore messo su Instagram che a lei proprio non è andato giù. Lei dice che è “uno stronzo” e che gli ha fatto fare “una figura di merda”. Lui si appella alla tecnologia dicendo che è un virus dell’iPhone, mentre pensa al diversivo di tamponare quello davanti per uscire dalla situazione.

1. La scapestrata

Fiat 500 con il tettuccio rigorosamente aperto, come i finestrini. Musica sempre a palla, canzoni canterecce tipo Vasco o Black Eyed Peas che canta sempre e comunque a squarciagola, anche alle 7 di mattina. Sigaretta fissa in una mano e cellulare nell’altra, capelli al vento e faccia da pazza fulminata. Quando sta con le amiche la macchina si trasforma in pochi secondi nella versione mobile del Jackie’O, duetti, acuti, falsetti, il tutto per il pubblico di avvelenati nel traffico che non pagano il biglietto.

Bonus track

Il pischelletto dark

Sguardo da Gomorra, tatuaggi fatti di nascosto dai genitori, Trap di sottofondo, Alfa Romeo Mito che si è fatto prendere usata si, ma rigorosamente con i vetri scuri. Quando li abbassa serve solo a una cosa: imbruttire tutti. Donne, vecchi, bambini in macchinetta (com’era lui 6 mesi fa), anche la polizia municipale. Nel traffico è come Medusa, non lo puoi guardare negli occhi altrimenti si trasforma in una creatura mitologica con il corpo da ragazzino e la testa di cazzo ed emette un suono preimpostato da cui riuscirai a distinguere nitidamente le parole: “Che cazzo ti guardi?”.

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