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Addio Champagne e Franciacorta, il nuovo trend sono le bollicine di Roma

“Lo champagne è uno dei pochi vini ai quali sia stato attribuito un inventore, l’abate benedettino Dom Pierre Pérignon” (Wikipedia)

Non se lo poteva mai immaginare, quel monaco francese del 1600, che meno di 400 anni dopo il suo nome abbreviato sarebbe diventato icona di serate pacchiane in camicia bianca nei tavoli di qualche discoteca kitsch: Dompe.

Si, perché diciamocelo, ormai il Dompe è, per dirla alla De Sica, “na cafonata”. Può resistere giusto tra i wannabe Roma Nord e i regazzini.

Siamo nell’epoca del chilometro 0, del biologico, del drink local, del “territorio”. Non va più di moda bersi una roba straniera prodotta in quantità enormi, vanno di moda le cose locali (neanche nazionali) e artigianali. Non i magnati che producono milioni di ettolitri nel Nord della Francia, ma la famiglia che produce poche bottiglie alle porte di Roma.

Un po’ come la differenza tra il McDonald’s e l’hamburgeria gourmet di Prati, con la carne di Feroci. Tra il Bombay e il gin fatto a Porto Ercole con i ginepri dell’Argentario. Tra le Nike made in Taiwan e le friulane fatte a mano da un 80enne di Trieste. Tutto va in direzione artigianale, tutto va in direzione locale.

Perché andando in queste direzioni scopri anche cose nuove, scopri per esempio che le bollicine buone non sono solo quelle degli champagne francesi, o quelle del Franciacorta di cui tanto si vantano i milanesi. Lo champagne e il franciacorta ci sono anche nel Lazio, vanno solo scoperti e (soprattutto nel nostro caso) fatti scoprire.

L’altro giorno (usiamo l’altro giorno ma in realtà erano mesi fa) eravamo in giro per un tour delle Ville Tuscolane ai Castelli romani, altra cosa che vi consigliamo vivissimamente di scoprire. A un certo punto, in una delle ville, ci hanno servito da bere una bollicina che ci ha fatto sentire in colpa per quanto, per la nostra pigrizia, ci eravamo persi fino a quel momento.

Abbiamo chiesto cosa fosse e ci hanno risposto che stavamo bevendo il Brut Silvestri. Naturalmente ci siamo subito fiondati su Instagram e sul sito per saperne di più. 

Abbiamo scoperto un mondo, una storia di famiglia che nasce nel 1929 e che passa per la guerra, la Dolce Vita e la Prima Repubblica. Abbiamo scoperto il “metodo Silvestri”, un mix tra metodo classico (quello di champagne e franciacorta) e metodo charmat (quello del Prosecco). Abbiamo scoperto una bollicina pazzesca prodotta accanto alla città, che potrebbe essere eletta “bollicina di Roma”, molto più buona di molti champagne famosi e con un rapporto qualità-prezzo imbattibile, si dovrebbe sbocciare Brut Silvestri nei tavoli di Roma, non Dompe. 

Noi per ora sbocciamo a casa, dopo queste scoperte infatti abbiamo 9 Magnum e 6 casse di Brut Silvestri in cantina.

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