Altro che MoMA, Pompidou o Guggenheim: a partire da dicembre, Roma si rimette al centro della mappa dell’arte contemporanea e lo fa nel cuore di uno dei quartieri più iconici della capitale: il Flaminio.
Dal 12 dicembre al 18 gennaio, al MAXXI arriva Mother, l’ultima opera totale di Robert Wilson, maestro assoluto della luce e figura chiave del teatro contemporaneo mondiale, scomparso nel luglio 2025. Non è solo un’opera: è un testamento artistico. Tutto gira attorno a un ospite d’onore che da solo basterebbe a giustificare la fila: la Pietà Rondanini di Michelangelo, l’ultima scultura su cui il Maestro lavorò per oltre dieci anni, fino a pochi giorni prima di morire nel 1564, qui in un calco d’autore. Un’opera lasciata volutamente incompiuta, lontanissima dalla perfezione armonica della Pietà del Vaticano: qui la madre non trionfa nel dolore, vacilla, è sottile, spezzata, quasi consumata dallo stesso peso del figlio che sostiene. È una scultura che non parla di bellezza, ma di fine, perdita, umanità assoluta. Ed è proprio questa fragilità estrema ad aver stregato Robert Wilson.
Wilson è stato uno degli artisti più influenti del Novecento e dei primi Duemila: regista, scenografo, visual artist, inventore di un linguaggio fatto di luci, silenzi, tempi lentissimi, immagini che sembrano quadri in movimento. È l’uomo che ha firmato opere cult come Einstein on the Beach con Philip Glass, che ha lavorato con artisti come Tom Waits, Susan Sontag, Lou Reed, Laurie Anderson. Per lui la luce non è decorazione ma scrittura, è ciò che permette allo spettatore di vedere davvero. Con Mother Wilson non “mette in scena” Michelangelo: fa l’opposto, tira fuori la Pietà dal buio, come se continuasse idealmente il lavoro dello scultore, ma usando la luce al posto dello scalpello.
Attorno alla Pietà scorre lo Stabat Mater di Arvo Pärt, uno dei compositori contemporanei più ascoltati e amati al mondo, famoso per una musica essenziale, spirituale, ipnotica, che sembra sempre arrivare da un luogo più alto del rumore. Per Mother è stata realizzata una nuova versione commissionata apposta nel 2025, eseguita dagli ensemble Vox Clamantis e La Risonanza, due eccellenze assolute della musica sacra e barocca.
A Milano, dove Mother ha debuttato al Castello Sforzesco, è stato sempre sold out. E al MAXXI il rituale sarà più o meno lo stesso: 100 persone per turno, buio assoluto, poi la luce emerge lentamente e davanti a voi appare una madre che regge un figlio morto da secoli, scolpita da Michelangelo, mentre una musica riempie lo spazio. È l’esperienza esclusiva per eccellenza: niente cellulari, macchine fotografiche, stories, video. L’unica cosa che conta è essere nel qui ed ora e lasciarsi attraversare da tutta la bellezza che vi circonda.
L’esperienza dura un’ora, il biglietto costa 5 euro oppure con biglietto combinato MAXXI a 15 euro per chi vuole un’intera giornata di cultura fatta bene. Ed è, molto semplicemente, il motivo per cui smetterete di dire che l’arte è troppo concettuale, che ai musei si va solo se piove e che il biglietto costa sempre troppo.
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