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La vera storia del rapimento di Paul Getty

La vera storia del rapimento di Paul Getty

Di Bruno Cortona – Piazza Farnese, la sera di un caldo martedì dell’estate romana, è il 10 luglio 1973, una data che chi ha vissuto in quegli anni non può scordarsi, perché proprio da quella data parte una storia indimenticabile, raccontata in “Tutti i soldi del mondo”, il film di Ridley Scott nelle sale in questi giorni.

John Paul Getty III, 16 anni, sta tornando a casa dopo una serata con gli amici. Ma chi è John Paul Getty III? E’ un ragazzo non proprio modello, cacciato da 8 licei diversi, pochi giorni prima ha ammesso alla mamma di essere totalmente dipendente dalla cocaina. Ha un aspetto trasandato, fa l’hippie con i suoi amici di Campo de’ Fiori, suona a piazza Santa Maria in Trastevere e vende collanine a piazza Navona. Ma Paul non è come i suoi amici, lui è il nipote di Paul Getty, l’uomo più ricco del mondo.

Il centro di Roma negli anni ’70 è ancora più bello di com’è adesso. Paul cammina ubriaco dopo una serata con gli amici bohémien romani, tra cui anche Andy Warhol e Roman Polanski, pochi sapevano che suo nonno era Paul Getty, “l’uomo che potrebbe pagare le tasse degli ultimi dieci anni di tutti gli italiani” come scrissero i giornali, per capirci il personaggio a cui è si ispirato Walt Disney per creare Paperon de’ Paperoni. Lui ci teneva a non farlo sapere, non voleva attirare le ire degli artisti della Roma radical e sincera degli anni ’70. Alcuni suoi amici ancora vivi lo ricordano con un ragazzo riservato e schivo ma totalmente folle, non diceva mai a nessuno da dove veniva e tantomeno in che famiglia era nato.

Paul a Roma era ancora un ragazzo, aveva 16 anni ma conosceva gente molto più grande. Quella sera, la sera del 10 luglio, la sua vita cambiò per sempre. A un certo punto una macchina si accosta a lui, scendono degli uomini e lo caricano di forza sulla vettura. Era a Campo de’ Fiori, si ritroverà in Calabria. La ‘ndrangheta mette in piedi quello che già pochi giorni dopo viene definito “il rapimento del secolo”.

Il nipote dell’uomo più ricco del mondo rapito a Roma da una delle cosche mafiose più pericolose d’Italia. Il 26 luglio gli ‘ndranghetisti chiedono un riscatto di 17 milioni di dollari. I genitori di Paul, la madre, l’attrice Gail Harris e il padre J. Paul Getty Jr, non dispongono della fortuna di famiglia e quindi chiedono i soldi al nonno J.P. Getty, presidente della Getty Oil, che incredibilmente dice di no.

“Se pago ora, mi sequestreranno altri 14 nipoti”. Qualcuno ipotizzò che fosse tutta una farsa del nipote per spillare soldi al nonno, ma a novembre, ben 4 mesi dopo il rapimento, la redazione de “Il Messaggero” riceve uno strano pacco: è l’orecchio del ragazzo, accompagnato da un messaggio: “Se non riceviamo i soldi entro 10 giorni, arriverà l’altro orecchio. In altre parole, ve lo mandiamo a pezzetti”. L’orecchio di Paul arriva con ben 28 giorni di ritardo per via di uno sciopero delle poste. Il nonno non ha più scelta, versa ai genitori un miliardo e settecento milioni di lire (da restituire con il 6% di interessi). I rapitori vengono pagati.

Un mese dopo, il 14 dicembre, dopo 5 mesi di segregazione, un camionista trovò Paul sconvolto che camminava sulla Salerno-Reggio Calabria. Per il sequestro Getty furono accusate nove persone, solo due condannate, i soldi mai recuperati. Il nonno neanche accettò la telefonata del nipote appena liberato.

Paul non si riprese mai dal rapimento, quei 5 mesi tanto diversi dalla sua vita agiata e quell’orecchio tagliato di cui ricorda “solo il rumore mentre lo strappavano”. L’anno successivo Paull III, a 18 anni, sposò la regista e modella Martine Zacher, 25enne incinta di 5 mesi, che il giorno del matrimonio si vestì tutta nera scatenando le ire del nonno che tagliò il nipote dai miliardi di famiglia. Paul tornò in America da diseredato e continuò lo stile di vita bohémien frequentando il circolo di Andy Warhol ed entrando definitivamente nel tunnel della droga, un tunnel che vide la fine solo con l‘overdose di alcol, oppio, valium e metadone che gli procurò un ictus nel 1981 e che lo portò prima a un mese e mezzo di coma e poi alla paralisi e alla cecità.

”Se n’era andato tutto tranne la mente”, disse al Daily Mail il padrino Bill Newson. I Getty lo abbandonarono, tranne la madre Gail che però non poteva permettersi le cure. Il padre che morì nel 2003 non gli diede una sterlina pur avendo donato milioni alla National Gallery e sperperato una fortuna in Marocco. Si rifiutò perché secondo lui ” il figlio si era cacciato nei guai da solo”. La strana e folle parabola di John Paul Getty III finì nel 2011 quando all’età di 54 muore in Inghilterra.

Il sequestro Getty rappresenta ancora oggi, a distanza di quasi 50 anni, uno dei fatti più importanti della cronaca di Roma, raccontato in tutto il mondo fino ad oggi, e uno dei grandi casi della Roma tragica degli anni ’70. Le foto del giovane Paul rimangono ancora adesso impresse nel mosaico di storie intricate e misteriose avvenute nella capitale dall’impero romano fino ai giorni nostri.

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