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I 10 tipi di romani appassionati di rugby

Il Sei Nazioni 2022 è giunto alla conclusione con la vittoria in extremis dell’Italia contro il Galles che ci ha evitato il cucchiaio di legno e ci ha fatto esultare tantissimo. Quest’anno noi il torneo l’abbiamo vissuto insieme a Peroni e forse per la prima volta l’abbiamo assaporato appieno. Durante questo Sei Nazioni, come ogni anno, grazie a Peroni Roma ha vissuto dei giorni speciali, con eventi e manifestazioni che hanno unito, non solo i tifosi italiani con quelli avversari, ma anche appassionati di rugby e non. Durante queste settimane di immersione nei valori di Peroni e del rugby e vivendo tutte le attività del Peroni Terzo Tempo, abbiamo notato 10 tipi di romani diversi appassionati al rugby, e non potevamo esimerci dal raccontarli. 

10. Quello di Roma Nord

Antongiulio ha gli antenati che hanno fondato una squadra di rugby nello Yorkshire e il nonno italo-scozzese gli ha tramandato la passione. Quando va a vedere il Sei Nazioni all’Olimpico per lui e la sua famiglia c’è solo un settore: la Tribuna d’Onore. Dopo la partita con il papà e il fratello Cesare Emanuele si fermano al Terzo Tempo per farsi un bagno di umiltà tra la folla. Vanno matti per la Peroni Gran Riserva Rossa.

9. Il carnevalesco

Non segue il rugby e a stento conosce le regole, ma per lui quando arriva il Sei Nazioni a Roma è come se arrivasse il carnevale di Rio. Arriva allo stadio tre ore prima solo per fare baldoria, trenini, inni, amicizia con i tifosi avversari. Settimane prima va a comprare costumi, maschere, vernici per la faccia, maracas. Gli manca solo il cappello, perché quello ogni anno deve rigorosamente essere l’elmetto dell’Italia di Peroni che quando arriva allo stadio venderebbe sua madre per farsi regalare.

8. Il tifoso della birra

Definizione di decoubertiniano: ispirato a una visione pacata e disinteressata dello sport, in cui la purezza o la partecipazione sarebbero di gran lunga più importanti delle eventuali affermazioni. Per lui c’è uno sport i cui valori vanno oltre ogni spirito decoubertiniano, oltre ogni valore agonistico, uno sport fondato sul fair play e sull’attitudine olimpica: la birra. Rugby e birra sono un’accoppiata vincente, e la sua accoppiata preferita. Dopo i brindisi di Peroni al Terzo Tempo del Sei Nazioni conosce come si dice “cin cin” in tutte le lingue d’Europa. 

7. L’irriducibile

Dopo innumerevoli delusioni della sua squadra di calcio del cuore quando era giovane gli sono rimasti traumi sportivi e per questo ha deciso, non di cambiare squadra, ma di cambiare sport. E si è buttato sul rugby. Da allora ne ha visto talmente tanto che per poco non lo chiamano a fare il commento tecnico in televisione. E’ quello che allo stadio prende i biglietti mesi prima, prende direttamente l’abbonamento e si fa anche una trasferta. Con in mano una Peroni ghiacciata fa amicizia sugli spalti con gli occasionali (li troverete al numero 3) e, mentre tifano insieme, gli spiega le regole che non conoscono. Anche loro con Peroni in mano, uniti da Peroni e dall’atmosfera festosa si abbracciano alle mete dell’Italia e poi a fine partita fanno il loro Terzo Tempo da maestro e allievi.

6. Quello che c’è finito per caso

Neanche lui sa bene perché sta lì, ci è finito perché il fidanzato dell’amica della sua fidanzata aveva dei biglietti gratis e sono andati allo stadio per “passare un sabato diverso”. Arriva all’Olimpico e si ferma con il gruppo al Terzo Tempo Peroni Village a bersi una Peroni e mangiarsi un panino quasi come se dovessero entrare al cinema. Quando però entra e vede lo stadio strapieno e fomentato già dall’inno nazionale, bastano pochi minuti per farlo diventare un ultra e fare amicizia con tutti.

5. Il CT

Nella sua testa se Crowley (il ct italiano) facesse ciò che dice lui, l’Italia vincerebbe il suo primo Sei Nazioni. Prende i posti in basso tra Tribuna Tevere e Tribuna Monte Mario per dirigere i giocatori. “Vai di là”, “Passala qui”, “Largooo”. Gesticolando veementemente rischiando ad ogni indicazione di rovesciare la sua pinta di Peroni Cruda, per poco non si gira verso quelli al posto dietro di lui per dirgli “scaldati che entri”. 

4. Il tifoso da divano

Divano svedese a quattro posti, quattro amici appassionati di rugby e assetati, si pranza insieme in terrazzo e poi inizia il match. Tutti divanati, scarpe comode, smartphone a debita distanza, frigo strapieno di Peroni ghiacciate, televisore a volume da reclamo del vicino. Amicizia e spensieratezza, soprattutto per quello che dei quattro è riuscito a conquistare la chaise lounge.

3. L’occasionale

Per tutto l’anno neanche pronuncia la parola rugby. Non sa neanche il nome di una squadra di Serie A italiana di rugby. Ma appena arriva il Sei Nazioni diventa un tifoso ai livelli degli scozzesi in kilt che si fanno 3 mila chilometri per venire all’Olimpico. Compra riviste sportive, legge giornali online di settore, segue gli speciali in tv. E’ il primo che alla vittoria contro il Galles è subito salito sul carro del vincitore pubblicando sui suoi social post festeggianti. Allo stadio diventa grande amico dell’irriducibile e ne approfitta per farsi spiegare le regole a suon di brindisi Peroni, e alla fine gliene offre una per riconoscenza diventandoci amico per la vita.

2. La famiglia

Hanno sempre avuto una passione per la Gran Bretagna, ci hanno anche vissuto un paio d’anni quando i bambini erano piccoli, per il lavoro del padre. Il rugby è una cosa che li unisce e una di quelle cose che sentono un po’ loro. Ogni anno si organizzano per andare a vedersi una partita all’Olimpico per una giornata piacevole in famiglia, arrivano un po’ prima allo stadio per entrare nel vivo dell’atmosfera, “paninazzo e birretta”, si fanno il selfie di rito con panino e Peroni in mano. Una tradizione preziosa e irrinunciabile, quando il rugby non solo unisce tutti i tipi di tifoso, ma anche le famiglie. 

1. I rugbisti

E’ un classico personaggio romano, soprattutto romanordino. Il gruppo di rugbisti tutti enormi, tutti goliardici e tutti grandi amanti della birra. Ogni settimana si allenano e ogni fine settimana giocano, dopo la partita vanno tutti a mangiare tutti insieme, sono dei compagnoni. Quando il grande rugby arriva a Roma non perdono occasione per organizzare l’uscita tutti insieme, al Terzo Tempo Peroni Village fanno amicizia con loro omologhi europei con cui organizzeranno un’amichevole. Per fare il Terzo Tempo anche lì.

Insomma, in queste settimane di Sei Nazioni, vissute come mai le avevamo vissute prima, ne abbiamo viste di tutti i colori. Non conoscevamo tutte le regole del rugby e adesso potremmo fare gli arbitri. Ma più di tutto del rugby abbiamo capito che nonostante le differenze di tifo, di cultura e di modi di vivere lo sport, a mettere tutti d’accordo c’è sempre il brindisi finale che unisce tutti al Peroni Terzo Tempo! 

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