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Le 10 marche dei pariolini anni ’90, Vol.2

Di Marcello Rubini – Il mio collega e amico, nonche’ co-fondatore di The Roman, Bruno Cortona nel suo ultimo pezzo “Le 10 marche dei pariolini anni ’90”, ha avuto un discreto successo. Ma si e’ dimenticato qualcosina per strada, che non puo’ non essere citato. Il pariolinismo, fine anni novanta inizio duemila, e’ una cosa troppo importante. E’ la storia di una intera generazione romana (non sono troppo serio). Quindi, ecco la mia classifica che non cancella quella di Bruno, anzi la integra. (Unica osservazione del sottoscritto e’ la presenza del Lonsdale, abbigliamento troppo inserito nell’ambiente Ultras)

1 – Oz

The Sword of Oz. Avevo un indumento nero, una via di mezzo tra felpa e maglietta a maniche lunghe. Carina ma allo stesso tempo insopportabile perché non riuscivo mai a tirare su le maniche. Comunque un pezzo di storia vera: i primi tempi la vendeva solo Check Mag.

2 – Coucou (Culture)

Era una di quelle marche uscita nei primi tempi di questa epopea pariolina. Faceva da competitor alla Pickwick. Della Coucou avevo un maglione bellissimo con zip e cappuccio, bicolore: grigio scuro sul corpo e chiaro sulle maniche. Non lo metterei mai oggi.

3 -Dickies – Meltin’Pot

Non possiamo parlare dei pantaloni. A comprare una magliettina o un felpa erano buoni tutti. Ma il pantolone era più difficile. Check Mag vendeva i Dickies, pantalone leggendario specialmente negli Usa. Qui non si sentiva tutta quella storia che aveva oltreoceano, ma si capiva che era un capo molto fico. L’unico problema? Per la forma e il taglio bisognava saperli vestire. Ne avevo un paio, beige, mai messo. Altro caso che scoppiò proprio agli inizi del 2000 erano i Meltin’Pot. Fichissimi perché stavano bene a chiunque, anche a chi scrive. La versione double-face mi esaltava.

4 – City Nova

City Nova propose una cosa nuova: felpa smanicata con cappuccio, in diversissimi colori. Oppure c’era la tuta mostra pacco. Trovavo orribili tutti e due i capi d’abbigliamento. Mi regalarono sono una cosa della City Nova, una maglietta con stampe e toppe cucite che utilizzo ancora, come pigiama (sta nella cesta delle cosa da lavare).

5 – DevilMack

Fichetta, ma come tante. Memorabile una felpa con scritto: “Pugilistica”. Molto molto da duro… per un 15enne (con la macchinetta).

6 – Refrigiwear

Non so come potevo essere attratto da un cappotto come il Refigiwear. Oggi lo trovo orrendo. Tagli lungo, con un gran cappuccio e una cintura con la fibbia in plastica che il più delle volte bisognava tenerla allacciata dietro. Blu o nero era ancora passabile, ma quelli che lo avevano giallo-oro, colore metallizzato sabbia Fiat Duna? Vomito!

7 – Camicia 7 Camicie

Qui andiamo su un indumento che accompagnerà per sempre la vita di un uomo: la camicia. Se sarai un giornalista, un impiegato, un avvocato dovrai per forza fare attenzione al polsino e al colletto. Da pischello la camicia fa importante, è l’indumento delle prime feste serie. Delle prime serate alcoliche accanto a un tavolino in discoteca. Non so perché andassero particolarmente le camice di 7 camice. La qualità era quella che era, oggi non ci andrei mai un negozio 7 Camicie. La particolarità, verso i miei 14 anni, era che si faceva a gara a chi aveva più bottoni sul colletto. Una cafonata assurda. Se ci ripenso, ho la pelle d’oca.

8 – Joe Rivetto

“The best is yet to come”. E ho detto tutto. Qui siamo già negli anni 2000, il pariolinismo si era già bello che evoluto. Introvabile per quelli poco “inseriti” è stato il main sponsor della Ponte Milvio da bere. Grafiche fichissime, divertenti e mai banali. Mi è rimasta solo una felpa, e la tengo stretta.

9 – Smile

Entriamo nella categoria roba da donne. Smile andava fortissimo per le pischelle delle scuole private, utilizzata per migliorare la sobria e antisesso divisa standard voluta dai simpaticissimi Frere. In questo capitolo ci metto anche Subdued, Brandy e la cosa interessante è che vanno ancora fortissimo per le pischelle di oggi. Dio salvi le parioline!

10 – Nike Squalo

Più che una scarpa si tratta di un oggetto di culto. Stupende fuori, e dentro comode come una pantofola, si compravano solo da Footlocker. Le ricomprerei subito ed erano molto più fiche delle Mostro, Galaxy e Millennium. Una scarpa cult.

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